Si chiama RiVer la realtà giovanissima, costituita a febbraio da nove ragazzi veronesi che si sono scelti come impegno quello di trasformare, attraverso l’organizzazione di eventi dalla forte vocazione culturale ma non solo, i tanti scorci dimenticati della città in luoghi che chiedono qualcosa a chi li guarda.

Le cose lontane dallo sguardo si perdono; c’è poco da fare. Ci vuole un gesto deciso, a tratti innamorato, per restituire a uno spazio lasciato a se stesso il diritto di parola. Il Bastione di San Francesco, parte della cinta cinquecentesca veneziana di destra Adige, ha 600 anni e dal 2014, grazie all’impegno costante di Legambiente, è tornato alla città. Ma non ancora del tutto. Marginalizzato dalla posizione e da anni di abusivismo, rimane un luogo, più che da riconquistare, da riconoscere.

Anche per questo, una sera «di inizio primavera» del febbraio appena trascorso, alcuni ragazzi veronesi con l’età stretta tra i 25 e i 30, hanno deciso che a volte le porte non basta aprirle, bisogna accompagnarle. Il loro modo per farlo è organizzare eventi di promozione artistica, culturale e ricreativa negli spazi dimenticati, con un’unica regola precisa: «Il protagonista deve rimanere il luogo».

Il progetto RiVer- Primavere Urbane che ha un inizio poetico e un intento che poco se ne discosta, è un tentativo di «artistica occupazione» come si legge nel manifesto, che parte in concreto dagli ambienti dismessi o, comunque, non del tutto rivalutati del compendio delle mura magistrali riconosciute, tra l’altro, patrimonio dell’Unesco.

Nei nomi risiede sempre un po’ di verità e se si prova il gioco di scomporre RiVer, i significati si moltiplicano. «Ri- è il prefisso di ogni rinnovamento – ci spiega il presidente Tommaso Ferrari – ri-valutazione, ri-utilizzo, ri-nascita, ri-lancio». E poi Ver che è la particella che permette, in fin dei conti, ogni primavera. Infine, River come il fiume che attraversa la città: «vogliamo imitarne la dinamicità» e la capacità di insinuarsi in tutti quegli «spazi cristallizzati» e, in parte, perduti.

Loro sono nove ragazzi, tutti maschi. «Perché è andata così», ma visto che non escludono niente per vocazione, probabilmente non è così lontana un’apertura al femminile. Architetti, ingegneri ma anche laureati in Giurisprudenza; formazioni diverse ma età simili, le loro. «Giovane non è per forza una garanzia di qualità, –  precisa il presidente – RiVer già nelle sue premesse nasce per includere».

E infatti l’iniziativa del gruppo non è certo la prima che a Verona affronta il tema del disuso urbano; tante e altre sono le realtà scaligere che, negli ultimi anni, hanno saputo guardare con attenzione agli scorci dimenticati. «Vogliamo collaborare, perché si può essere complementari» sottolinea a più riprese Ferrari. Non per niente «alcuni dei luoghi che abbiamo mappato sono già gestiti da associazioni; noi non vogliamo sostituirci a nessuno ma coadiuvare dove possiamo».

Un auspicio di sintesi che troverà modo di sperimentarsi molto presto. Il Bastione di San Francesco, che è in concessione dal 2012 a Legambiente, sarà il vero banco di prova per RiVer. L’appuntamento è per sabato 11 giugno, ore 18.30, negli spazi dell’edificio ideato da Michele Sanmicheli, che vedranno alternarsi la musica della Lite Orchestra, i tratti precisi del murales live a cura di Colori Portanti e i sapori dell’Osteria A la Carega. Le bevande saranno affidate al birrificio Mastro Matto e a due aziende, Tenuta La Cà e Antica Valpolicella e, come si conviene, grande cura sarà riposta anche negli arredi a firma di ECO logica.

L’obiettivo anche di questo primo tentativo è quello di «dare voce ai luoghi inespressi»,  renderli nuovamente quotidiani e pienamente inseriti nella sintassi della città. Con un significativo cambio di prospettiva perché «la location non è complemento per rendere l’evento più appetibile. È piuttosto il contrario. La scenografia non viene sfruttata ma diviene l’occasione per fondere realtà culturali e promuovere contaminazioni, sempre tenendo come aspetto prioritario la rivalutazione del luogo».

Dopo che i banchetti avranno chiuso,  i concerti saranno terminati e le performance consegnate agli applausi, quello che rimane «deve essere il posto». Un’offerta che già negli intenti nasce per essere trasversale sia nelle modalità – si va dalle proiezioni cinematografiche agli spettacoli teatrali fino dalle manifestazioni eno-gastrononimiche –  che negli aspetti più operativi come il costo assolutamente accessibile del tesseramento.

«L’idea nasce da quello che abbiamo visto fuori. Berlino è in questo senso un modello di vera ispirazione; insegna ciò che una città può essere» conclude Tommaso che si attribuisce «una passione smodata per il Parco delle Mura», che vede troppo spesso luogo di passaggio e mai di consapevole sosta. «Il sogno di RiVer è innescare un circolo virtuoso nella fruizione, una sorta di primavera per la città».

Un tentativo, insomma, di creare una breccia di luce in spazi che, forse, aspettano solo di essere ricordati.

Facebook.com/river.verona