Il 24 ottobre 2009 presso il monumento dei caduti in Piazza Renato Gozzi, il delegato di zona dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Attilio Orbelli, ha organizzato l’inaugurazione di una targa in onore e memoria dei caduti di El-Alamein, durante la campagna d’Africa, a cavallo fra l’ottobre e il novembre 1942.

È stato come un immaginario abbraccio intorno alle vittime e alle famiglie delle vittime di quella battaglia, alla presenza del sindaco di Grezzana Mauro Bellamoli, della signora Clara Leso, vedova del soldato Claudio de Silvestri e, fra gli altri, di Luigi Bertagna, reduce di quella battaglia.
Sono passati sessantasette anni da quello scontro, rimasto forse nascosto rispetto a battaglie nel quale il nostro esercito è stato poi ripetutamente raccontato come la ritirata di Russia, che costò la vita a tanti, troppi giovani italiani.

Forse da questo è nata la volontà di celebrare con una targa a loro dedicata tutti i giovani soldati che caddero combattendo nell’arido deserto egiziano, mitragliati dal fuoco inglese e americano. Una iniziativa fortemente voluta dal Cav. Orbelli, anch’egli reduce di quella stessa battaglia.

Storicamente, lo scontro di El-Alamein combattutosi nell’autunno del 1942 non fu il primo. Durante l’estate di quello stesso anno si era accesa la prima battaglia egiziana, che aveva contrapposto il leggendario generale tedesco Erwin Rommel contro le forze alleate (Inghilterra e Stati Uniti) che in quell’occasione riuscirono a bloccare l’avanzata italo-tedesca. La seconda battaglia fu quindi la decisiva per la campagna d’Africa, e vide la vittoria di inglesi e statunitensi contro le forze dell’Asse (Italia e Germania).

Fu un momento topico del conflitto mondiale, specie perché sconfiggere Rommel fu per gli anglo-americani motivo di orgoglio e soddisfazione, e diede fiducia nei propri mezzi agli eserciti dell’alleanza atlantica.
Per molti dei nostri soldati sopravvissuti quello non fu un momento facile. La resa degli eserciti italo-tedeschi in Tunisia nel maggio del 1943 sancì per molti compatrioti un destino incerto: dovevano scegliere se rimanere fedeli al duce, o se rinnegare il proprio “credo” e collaborare con le forze atlantiche. Fra loro vi fu anche Attillio Orbelli, che sulle pagine di Pantheon 7 ha già raccontato ai nostri lettori la difficoltà nel prendere quella decisione.

La battaglia nel deserto africano era stata dura, e la sconfitta non aveva certo aiutato a risollevare il morale. Molti compagni non c’erano più, le case erano lontane e la prospettiva di una scelta contro l’Italia avrebbe voluto dire la salvezza ma di certo non avrebbe permesso un ritorno a casa in tempo breve.

El-Alamein sembra oggi una storia di guerra come ce ne sono state tante, ma sono proprio queste storie di guerra che dobbiamo ricordare, sia per onorare chi le portò avanti con coraggio, sia per imparare dal corso della storia. La perenne memoria che quel conflitto si è ora assicurato fra tutti gli abitanti della Valpantena grazie alla targa posta ai piedi del monumento dei caduti, permetterà anche alle generazioni future di conoscere, tramite queste testimonianze, il valore dei militari italiani durante il durissimo conflitto mondiale nel deserto.

Matteo Bellamoli
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