Avrà uno sguardo ecosostenibile, per cominciare. Saprà dialogare a più voci sotto l’ombrello di un brand comune: Verona Stone District. Il comparto del lapideo nostrano fa le prove per diventare non tanto maturo, quanto attuale. A dipingere orizzonti futuri ci pensa il gruppo giovani del Consorzio Marmisti della Val di Pan che torna, il prossimo 28 settembre, a proporre l’evento Marble Landscapes, nella settimana di Marmomac.

 

C’era una volta un consorzio di aziende. Val di Pan il nome scelto nel lungo elenco dei possibili. Ipotizzato toponimo della vallata per via del culto dionisiaco, l’etimo “pan”, che in greco antico significa “tutto”, ben si è prestato ad essere etichetta anche delle tantissime tipologie di lavorazione di quei marmi e graniti, destinati al mercato mondiale. I tempi cambiano e sono cambiati anche per un comparto florido come quello lapideo. Le nuove possibilità, per essere adeguatamente cavalcate, devono prima di tutto essere capite e poi, passo successivo e non meno necessario, interpretate. Ci sono delle vie, in particolare, da percorrere per non farsi asfissiare dalla concorrenza che gioca al ribasso, in termini di costi e qualità. Il primo sentiero da scegliere e quello del dialogo tra vicini. Il marchio unico Verona Stone District, da idea lanciata, appena l’anno scorso, durante la cena di Natale del Centro Servizi Marmi, ora ha preso fattezze più chiare. Il brand nato per connettere l’intero distretto lapideo scaligero anche ai fini di un marketing condiviso, è pronto ad atterrare nelle praterie del web. Il sito nuovo di zecca, progettato ad hoc, sarà presentato proprio durante la terza edizione di Marble Landscapes.

Un evento che dal 2015 cerca di dare luce al marmo della Valpantena promuovendo dialoghi tra aziende consorziate architetti e protagonisti del settore. Una logica di scambio che permette di non arrancare in questo mercato iper-veloce «che impone cambiamenti mensili, business flessibili» spiega Federica Zanini, anima indefessa del format che quest’anno prende casa negli spazi rinnovati dell’Ordine degli Architetti. «Vogliamo valorizzare il territorio e l’eccellenza del nostro distretto, enfatizzando la portata unica della sua artigianalità». Una capacità manifatturiera che permette di seguire ogni passaggio della lavorazione, dalla scelta della pietra alla sua progettazione, passando per realizzazione e messa in opera. «Un po’ come Michelangelo, paragoni permettendo, le aziende del nostro Consorzio sanno vedere ciò che sta dietro al materiale grezzo». Uno sguardo attento che, non a caso, si è spostato anche sul tema del green. Proprio sul filone dell’ecosostenibilità si vuole investire, con metodi di lavorazione in linea con l’imperativo ambientale. A ben pensarci, si sono uniti per questo all’inizio, nel 1984. Il network di imprese si era associato proprio per risolvere i problemi legati allo smaltimento dei limi, durante la produzione di marmo e granito. Una questione pratica ha preso poi forme di imprevedibile valore. Ora però l’asticella del futuro è sempre più sfidante. La ricetta per esserne all’altezza? «Apertura mentale, collaborazioni ad ampio respiro e una flessibilità non solo annunciata ma, soprattutto, praticata».