Parole e gesti non in linea con il suo ruolo: questi i maltrattamenti che, stando alle testimonianze di alcuni colleghi, la donna avrebbe messo in atto contro i bambini di un asilo nido della Valpolicella.

Non vere e proprie violenze fisiche ma comportamenti non consoni ad una educatrice di asilo nido. A finire nei guai una maestra di una struttura della Valpolicella. Episodi incresciosi ancora al vaglio della procura dopo che il personale dell’asilo nido ha deciso di fare chiarezza e rivolgersi alle autorità. Un’accusa dai contorni pesanti quella formulata contro l’insegnante.

I genitori dei piccoli, tutti sotto i tre anni di età, non si sarebbero accorti di nulla. Nessun atteggiamento fuori dalla norma, nessun pianto inspiegabile da parte dei bambini, una volta tornati a casa. E’ stata la preoccupazione degli altri educatori per quei metodi percepiti come poco ortodossi a dare il là alle indagini dei carabinieri. Per controllare il comportamento della donna durante l’attività, sono state inserite delle cimici nelle aule e nei spazi di gioco dell’asilo.

Davanti al gip Livia Magri che le chiedeva conto di quanto accaduto l’anno scorso, l’educatrice, difesa dall’avvocato Elena Pranio, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Intanto è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari la misura cautelare interdittiva che impedisce alla maestra di svolgere la sua attività professionale almeno per un anno. Il tempo necessario perché le  indagini vengano concluse e siano chiari i lineamenti delle accuse.

Un triste episodio che si va ad assommare ad altri finiti nelle pagine della cronaca. A Rivoli, due docenti di una scuola d’infanzia hanno patteggiato qualche mese fa proprio per abusi di mezzi educativi. Sberle, spinte e persino il lancio di oggetti in classe. In questo consistevano i metodi ben lontani dalla didattica che le due donne adottavano in aula, ai danni dei piccoli alunni.

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