Un turismo diverso, motivato da ragioni o essenzialità affettive. I destinatari sono gli oriundi d’Italia sparsi per mezzo mondo. Quelli che magari sono nati in Argentina, ma hanno avuto sempre la vita sfumata dalle storie del nonno, dei suoi ricordi di San Michele Extra. Aiutarli a ricostruire una geografia interiore è la sintesi dell’idea della veronese Michela Tottola. Per il suo «sguardo al passato proiettato al futuro» ha vinto la prima edizione del premio istituito dalla Regione per la miglior tesi di laurea sull’emigrazione veneta.

Triennale in Lingue e magistrale in Sviluppo interculturale dei sistemi turistici alla Ca’ Foscari di Venezia, Michela, 26 anni, nata e cresciuta a Veronetta, dopo essersi laureata (nell’anno accademico 2016-2017) con una tesi dal titolo Nuovi scenari di turismo culturale: il turismo genealogico, ha pensato di partecipare alla prima edizione del premio regionale. «Ho tentato senza troppe aspettative, credevo, sinceramente, di essere un po’ fuori tema. Ho mandato i documenti l’ultimo giorno utile, in extremis, alle 23:59». Ancora «stupefatta» per essere stata scelta dalla commissione esaminatrice, due giorni fa è andata nelle sede del consiglio regionale del Veneto per ritirare i 5.000 euro del premio.

Michela Tottola, il 5 febbraio, al Palazzo Ferro Fini tra il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e l’assessore Manuela Lanzarin

L’8% delle persone che sono entrate in Irlanda nel 2003, come ha appurato, a suo tempo, l’ente del turismo irlandese, l’ha fatto per visitare la terra degli avi. Oltre all’esempio irlandese, dove il turismo genealogico è ormai realtà consolidata, Michela, che da tempo lavora nel settore del turismo, ci confida di aver intuito le potenzialità di un’offerta turistica genealogica, anche nei suoi anni universitari quando come maschera nei musei, spesso, scambiava due chiacchiere con i turisti e scopriva comunanze di luoghi, impolverate da generazioni, ma comunque ancora intime. Quel Veneto fuori dal Veneto sparso nel Sudamerica, in Australia, in Francia e in Belgio, ha necessità, forse senza averlo mai saputo, si scoprirsi e di sapersi.

La storia dell’emigrazione veneta non è stantia cronaca di ieri, ma può essere, e da questo parte il lavoro di Michela, terreno fluido per nuovi progetti, capaci di creare indotti diversi. Creare un’offerta precisa, quasi dal taglio storiografico, vuol dire, anche,«coinvolgere giovani laureati in maniere umanistiche e storiche, dando sbocchi innovativi alle loro competenze». Ora il testo della sua tesi, premiata per «l’originalità dell’analisi e le ricadute sociali affrontate», verrà pubblicato sul sito della Regione. L’assegno che ha ricevuto «lo tengo lì, come base per strutturare, in futuro, il mio progetto che partirà da un sito». Uno spazio online, quasi una fessura digitale, dove cercare la sinossi di un’appartenenza lontana, sentita come urgente, quasi attuale.