Due le realtà a Verona che garantiscono servizi a misura di clienti (e palati) musulmani

La chiamano cucina Halal, ovvero cucina lecita, e riassume i cibi proibiti e permessi ai musulmani osservanti. A Verona, al momento, sono solo due le realtà che tengono stretta la certificazione islamica. Ovvero la garanzia che tutto – dal cibo alla mise en place passando per il servizio – sia a misura di Corano. Se da una parte il ristorante Barone Rosso di Sommacampagna ha messo mano al menù rivisitando le ricette nostrane con attenzione ai dettami di ebraismo, cristianesimo e islam, dall’altro il servizio banqueting gestito da Elite Service Group offre rinfreschi e organizza eventi a prova di palati islamici. I parametri per ottenere l’etichetta di “muslim friendly” vanno «dalla preparazione alla somministrazione del cibo a tavola fino alla cura del servizio nel ripsetto di tradizione e religione» spiega Paola Guerra, responsabile eventi per Elite Service Group.
Far fronte a uomini che si presentano con due o tre mogli e stuoli di figli al seguito con l’incognita dello smistamento camere, far sparire l’alcol dal minibar e preparare cibi che non si scontrino con la religione. La sfida è tutta anche per gli alberghi, per ora è il DB Hotel vicino all’aeroporto l’unico ad aver iniziato le pratiche per accreditarsi. L’iter da seguire con l’italian Halal Certification Center porta i suoi vantaggi visto che il cliente mediorientale non ha certo remore ad aprire il portafoglio. Le cifre parlano da sole: il turista saudita arriva a spendere tra i 10 e i 100 mila euro all’anno per viaggi e vacanze. Il Giappone l’ha capito e con qualche accortezza filo -islamica negli ultimi due anni ha triplicato gli ingressi dei vacanzieri musulmani.

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