Stamattina, in località Téldari a Giazza, si è rinnovata la tradizionale accensione della carbonara. Ci vorranno 72 ore per estrarre dal cumulo costruito con legna, terriccio e foglie il pregiato “oro nero” che la famiglia Boschi utilizza tuttora nel ristorante di famiglia.

In una primavera preziosa nel farsi attendere, puntuale è arrivata stamattina l’accensione della carbonara di Giazza (Selva di Progno). Poco dopo lo scoccare delle 8, sotto una leggera pioggerellina, Nello Boschi e il figlio Giorgio hanno rinnovato l’antica tradizione. Coi carboni ardenti hanno donato calore alla catasta costruita ai Téldari con 50 quintali di carpine, faggio, frassino, nocciolo: pezzi di legno ricoperti da uno strato di terriccio e foglie. Le zolle erbose sono un altro segreto del mestiere dei carbonai: servono a isolare la struttura dall’ingresso d’aria che potrebbe compromettere la buona riuscita.

Da sinistra Giorgio e Nello Boschi

L’accensione segue un rito preciso: tre o cinque palate di braci, precedute dal segno della croce. La carbonizzazione continua per 72 ore, fino al naturale spegnimento. Ed è allora che si procede alla raccolta del pregiato “oro nero”: carbone dolce, tuttora utilizzato nella cucina del ristorante di famiglia. Per gli abitanti di Giazza, e non solo (questa mattina era presente pure una delegazione da Bondone di Trento), l’accensione della carbonara è un appuntamento primaverile irrinunciabile. Numerose persone si sono ritrovate nello spiazzo tra gli alberi per l’immancabile colazione a base di polenta, formaggio e soppressa oltre a cotechino e crauti.

Quella della famiglia Boschi è una tradizione che attraversa i secoli. Un omaggio alle popolazioni cimbre che dalla fine del Duecento popolarono la Lessinia, terra non a caso chiamata la “Montagna alta del carbon”, da dove partivano sacchi ricolmi di carbonella trasportati a valle sulle schiene delle donne del paese. Per la capacità di mantenere costante il calore senza produrre fumo, il carbone alimentava i fornelli delle case, le fucine dei fabbri, i ferri da stiro delle casalinghe.


I montanari non temevano la fatica. Allora come oggi. È impegnativo costruire una carbonara: richiede giorni di lavoro, grande esperienza. Ore di attesa, nel silenzio del bosco, a vegliare con pazienza che dal cumulo continui a fuoriuscire il fumo bianco. Ma a Nello e Giorgio non manca mai il sorriso. Anche se, tra una battuta e l’altra dei due esperti carbonai, l’attenzione rimane tutta per la “loro” carbonara.

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