Fa riflettere il nono rapporto di Medici Senza Frontiere in cui compaiono i numeri di quanto le crisi umanitarie non vengano considerate nei principali notiziari italiani. Tra gossip, cuccioli rimasti orfani e lunghi approfondimenti sul meteo killer, ecco cosa non arriva mai nelle nostre case.

Sono farfalle le notizie, vivono poco, per natura. Sempre che sia dato loro il permesso di nascere.
Discriminate a priori dalle logiche perverse di un’informazione che le dimentica di proposito, alcune storie non entrano in nessun modo nell’agenda setting dei notiziari.
Il nono rapporto di Medici Senza Frontiere, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, porta avanti un’indagine accurata sulla copertura che le crisi umanitarie ricevono nei principali notiziari (prima serata) dei due maggiori network della televisione generalista italiana. I dati emersi dalla ricerca se non indignano, dovrebbero almeno muovere i pensieri. Solo il 4% dello spazio mediatico, nel 2012, è stato dedicato alle crisi umanitarie, alle emergenze sanitarie, ai conflitti e alle tragedie del mondo contro il 40% che è stato riservato invece agli scandali della politica e alla crisi economica, spesso accentuata ed esasperata in maniera ansiogena.
È pur vero, come sottolinea il rapporto, che lo scorso anno, rispetto al 2011 sconvolto dai tumulti delle “Primavere arabe”, non ci siano stati fenomeni di portata internazionale, in grado di guadagnarsi, nella logica sporca dei media, il diritto alla visibilità. Una tragedia, sia essa causata da un conflitto o da una crisi umanitaria, merita rilevanza mediatica proporzionalmente al numero di occidentali coinvolti o al grado di devastazione che l’accompagna. Questa la ragione per cui della Siria di Assad o dell’Egitto in rivolta si sa molto, anche se non tutto, e della guerra civile in Repubblica Centrafricana o dell’Uganda dei bambini soldato si sa poco, se non addirittura niente.
Il dramma quotidiano di popoli lontani si racconta solo quando diventa la scenografia delle disavventure di qualche VIP, come è stato per il Sudan dopo l’arresto di George Clooney durante un sit-in davanti all’ambasciata della capitale. L’episodio ha contribuito a 8 delle 17 notizie, nell’intero 2012, dedicate al martoriato paese ancora instabile dopo la scissione con il Sud-sudan. La Somalia, invece, ha guadagnato lo spazio di 30 servizi solo grazie, si fa per dire, ai rapimenti di occidentali e di italiani ad opera dei pirati somali.
Ma le grandi escluse dall’informazione italiana sono e rimangono le crisi sanitarie. Siano di natura umanitaria, come nel caso della malnutrizione, notiziata solo per il 0,6%, o connesse alle calamità naturali, come il colera, che sono raccontate in sole 26 notizie.
La questione dell’Aids rimane ad oggi ancora bistrattata, se non dimenticata, dal sistema dell’informazione nazionale. Ridotta troppo spesso a sigla o associata agli slogan delle battaglie impegnate di qualche personaggio famoso, come Sharon Stone e Carla Bruni.
Non subiscono battute d’arresto le soft news, che nonostante qualche ridimensionamento, continuano a portare agli onori della cronaca le vicende struggenti di un cucciolo di formichiere rimasto orfano. Sconosciuti invece rimangono i volti e le storie degli orfani, quelli veri, che dormono tra i resti del mercato in Repubblica Centrafricana, avvolti solo dal puzzo del marciume che devono scegliere come loro giaciglio.
70 notizie sulle curiosità dal mondo animale contro 11 sulla malnutrizione. 30 sulla fine del mondo secondo i Maya contro 4 notizie sul Niger, 3 sulla Repubblica Democratica del Congo. 39 notizie in merito “all’emergenza freddo” contro le 2 sole che raccontano l’emergenza umanitaria in Mali.
Sono numeri che fanno male. Specialmente se rapportati ad altri, quelli emersi dal sondaggio dell’Eurisko del maggio 2013, che rileva come il 63% della popolazione vorrebbe essere informato maggiormente in merito al mondo e a quello che lo sconvolge.
In linea con questo interesse si è tenuto il 28 novembre 2013 nelle belle sale della Società Letteraria di Verona, un incontro, “I mass media e la salute globale”, organizzato proprio da Medici senza Frontiere. La conferenza che ha visto tra gli ospiti Mario Puliero, il direttore di Telearena, Silvia Mancini, esperta di Salute Pubblica per Medici Senza Frontiere e Mattia Novelli, operatore umanitario dell’associazione, appena tornato dal suo Sudan, è una risposta sicuramente piccola, locale ad un problema grande e nazionale. Ma è un tentativo. E di tentativi, anche e soprattutto, si nutre il cambiamento.