Nuova trasposizione italiana della direttiva europea in merito ai medicinali omeopatici, cerchiamo di capirne di più.

Problemi burocratici e non solo, la medicina omeopatica sembra essere in serio pericolo e tra incertezze e normative mal comprese le aziende italiane rischiano di chiudere.
A mettere a rischio l’esistenza sul mercato di centinaia di farmaci omeopatici sarebbero le recenti norme emanate dallo Stato. La trasposizione italiana della direttiva europea rischia di ridurre fortemente la piena disponibilità di tali farmaci nel nostro paese, minaccia la professionalità di medici esperti e sottrae ai cittadini la possibilità di cura discriminandoli rispetto agli altri cittadini europei. Le associazioni firmatarie condividono la necessità della registrazione dei medicinali omeopatici, essenziale al fine di assicurare la qualità e il controllo dei suddetti medicinali. Ma non condividono le cdg previste per realizzare questo obiettivo, in particolare l’aspetto economico di tale procedura: ogni domanda di registrazione infatti, dovrebbe essere accompagnata dal versamento di una somma che purtroppo non tiene minimamente conto della realtà dell’industria del medicinale omeopatico e antroposofico in Italia e delle esigenze dei medici prescrittori e dei pazienti. Una situazione che, secondo le associazioni, porterà senz’altro alla scomparsa del mondo omeopatico e antroposofico in Italia. Le tariffe di registrazione sono state aumentate di circa 700 volte e le cifre che le aziende dovranno versare all’atto della presentazione della domanda, secondo un calcolo fatto dall’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) potranno aggirarsi fino anche a più di 20.000 euro per ogni medicinale omeopatico unitario, dato che per ogni ceppo si dovrà pagare per ogni formulazione e diluizione. Tale costo è chiaramente sproporzionato se si pensa che: tutti i medicinali unitari sono privi di brevetto, appartenendo essi da più di 200 anni alla tradizione omeopatica e che il 95% dei medicinali omeopatici unitari in commercio viene venduto in lotti inferiori ai 5000 pezzi all’anno, a volte in solo poche decine di pezzi. La stessa situazione si verifica per molti medicinali di tradizione antroposofica e per quei complessi omeopatici che vengono utilizzati per patologie specifiche, secondo i criteri di individualità della malattia tipici della tradizione omeopatica e antroposofica e di conseguenza venduti in piccolissimi lotti o anche solo in pochi pezzi (meno di dieci l’anno). Ne deriva che i ricavi, in questi casi, non sono nemmeno sufficienti a coprire le spese di produzione. La conseguenza certa di tali costi di registrazione sarà l’eliminazione dal mercato italiano della grande maggioranza dei farmaci omeopatici unitari e complessi e dei farmaci antroposofici attualmente disponibili; i “piccoli rimedi” spariranno, molti lavoratori perderanno il loro posto di lavoro, i medici perderanno le loro possibilità di cura e 11 milioni di cittadini italiani non potranno ricevere la cura che avevano scelto, pagandola, peraltro, di tasca propria senza gravare sul Servizio Sanitario Nazionale. La non disponibilità in farmacia dei medicinali omeopatici e antroposofici porterà peraltro allo sviluppo di un mercato parallelo, meno controllato, soprattutto via internet dall’estero e quindi in contraddizione con l’obiettivo che la politica di registrazione si pone. Ma secondo le associazioni una soluzione c’è, ma deve essere immediata. Il documento propone tre tappe necessarie per risolvere il problema: 1- Unificare i costi di registrazione dei medicinali unitari al singolo ceppo per tutte le forme farmaceutiche, tenendo anche presente i costi di registrazione già applicati in altre nazione europee. 2- Prevedere delle registrazioni per fasce differenziate, adeguando i costi al reale volume di vendita dei medicinali. 3- Riconoscere alle ditte la facoltà di approntare preparazioni magistrali senza obbligo di deposito di campioni, come avveniva in passato, senza che si sia mai verificato alcun danno ai pazienti e come avviene tutt’ora in altre nazioni europee.
Michele Lonardoni, dottore presso la Farmacia dell’Assunta di Grezzana concorda sulla necessità di dare nuova legislazione alla medicina omeopatica in Italia e ammette: «La legislazione in campo italiano è difficile e complessa e in campo europeo, a quanto pare, non sono in grado di trovare una strada comune. Ecco quindi che ognuno decide per sé ma questa cosa non porta vantaggi a nessuno. L’aumento dei costi che l’attuazione di questa normativa porterà è certa, come è sicura la conseguente difficoltà di accesso ai farmaci da parte dei clienti. Serve quindi oggi più che mai una legislazione definitiva». «Il problema dell’elevato costo di registrazione dei prodotti omeopatici è molto sentito nella nostra farmacia – ci spiega Elena Bellamoli, dottoressa presso la Farmacia Dott. Bellamoli di Poiano – visto che il settore è per noi importante ed è molto richiesto il nostro consiglio in materia. E’ una medicina dolce, che cura il paziente e non il sintomo, adattissima a bambini e anziani e per la prevenzione e la cura di malattie croniche. La normativa tanto discussa in questi ultimi mesi, se rimarrà com’è ora porterà gravi danni al comparto in Italia, primo fra tutti la sparizione di molti prodotti a bassa rotazione, visto che alle aziende non converrà registrare prodotti che non portano grande profitto. Già ora molti prodotti, soprattutto unitari non sono reperibili, causando disagi ai pazienti e ledendo il diritto di libertà di cura (art. 32 costituzione italiana). La nostra farmacia si è mossa per prima a favore della petizione di www.omeocom.it, raccogliendo firme cartacee e digitali e invitando tutt’ora i nostri clienti/pazienti ad apporre la firma digitale». A Cerro Veronese, il farmacista Vincenzo Mainieri, si schiera a favore della medicina omeopatica e ammette: «A mio avviso, emergono in questo quadro d’incertezza normativa, tanti e troppi paletti “farmaceutici” che non rendono possibile dare pari opportunità di mercato a questo settore in grande espansione. Recentemente i medicinali omeopatici in Italia godono di una elevata notorietà dovuta all’effettivo beneficio dato dall’assunzione dei farmaci in questione. Dovremmo seguire l’esempio della Francia o della Germania (ndr. in questi Paesi rimedi omeopatici vengono addirittura rimborsati parzialmente o totalmente dal servizio di sanità pubblica e l’omeopatia viene praticata all’interno del Servizio Sanitario in ambulatori ospedalieri) e pensare più ai nostri pazienti e non agli interessi economici».

banner-gif
Articolo precedenteIntervista all’intervistatore
Articolo successivoSan Valentino e… Carnevale