Nelle scorse settimane i volontari di One Bridge To Idomeni sono stati in un campo profughi di Sid, alla frontiera tra Serbia e Croazia

Sono migliaia le persone ancora bloccate sui confini della Serbia e che aspettano di essere accolte in Europa. Sono pachistani, afgani, siriani, algerini, i migranti che tentano la rotta balcanica, in direzione di un futuro e di una nuova vita, ma che restano, per così dire, incastrati sulle frontiere.

 

Foto Pietro Albi 

Nel 2016, in seguito all’accordo tra Europa e Turchia, nasce a Verona l’associazione One Bridge to Idomeni, un gruppo di volontari che si mobilita in Serbia per portare aiuti e sollievo ai rifugiati bloccati nei campi profughi

Nelle scorse settimane l’ultimo viaggio a Sid, al confine tra Serbia e Croazia. Qui in una fabbrica abbandonata sostano rifugiati senza speranza, alcuni tentano l’attraversata ma vengono subito respinti. One Bridge qui ha installato stufe da campo, dato la prima colazione, ma questa è solo un’azione palliativa, spiega Giulio Saturni, presidente dell’associazione One Bridge To Idomeni

Foto Pietro Albi 

L’associazione ha come obiettivo quello di creare un ponte, da qui il nome, tra l’esperienza dei volontari e che invece non ha la possibilità di vedere quello che succede su quei confini. One Bridge To Idomeni organizza anche incontri con le scuole per sensibilizzare i più giovani sul tema. Tra gli ultimi incontri, quello del 2 dicembre al Polo Zanotto, dove si è discusso con gli studenti delle scuole superiori dei diritti di pace in tempi di guerra.

 

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