L’aceto di kaki coltivati a Villafontana in provincia di Verona da Eleonora Farinazzo nell’azienda di famiglia conquista l’Oscar Green del Veneto, il concorso di Coldiretti che premia l’innovazione in agricoltura, e vola alla finale nazionale nella categoria Creatività. Nel corso della cerimonia che si è svolta oggi a Padova, ha ricevuto una menzione speciale anche un’altre veronese, Sofia Maria Tezza, di Sona, con il suo olio imbottigliato con etichetta in braille.

Alle due premiate veronesi si aggiungono altri giovani veneti: il birraio trevigiano Marcon Tonon per Campagna Amica, l’agrigelato della bellunese Carolina Da Rold per Fare Rete, Alberto Baruffato da Vicenza con la sua lana di alpaca per Impresa 3.Terra, Sibylle Righetti con la barca della bontà degli ultimi a Venezia per Noi per il Sociale (che andrà alla finale nazionale) e la rodigina Giulia Casellato con la casa ad impatto zero per Sostenibilità.

Gli Oscar Green, giunti alla 12^ edizione, sono stati consegnati oggi in aula magna del Bo di Padova alla presenza di circa 400 neo imprenditori provenienti da ogni parte della regione a sostegno dei concorrenti che con i loro progetti stanno portando linfa nuova al settore facendolo uno dei più gettonati da chi sceglie come sfida professionale la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, la sicurezza alimentare e la valorizzazione della civiltà contadina.

«Ogni anno in questa occasione consegniamo all’opinione pubblica uno spaccato imprenditoriale di tutto rispetto iniettando fiducia nell’agroalimentare italiano, che manifesta tutto l’appeal attraverso le nuove generazioni che investono continuamente nel settore». Queste le parole di Alex Vantini Delegato di Giovani Impresa Coldiretti Veneto e Verona. A lui si aggiungono le parole di plauso di Daniele Salvagno, Presidente regionale e provinciale di Coldiretti: «Il Veneto si è presentato come una fertile “terra di idee” con molte le storie da conoscere. Il primario grazie alle nuove generazioni brilla per la tecnologia, l’innesto col digitale e conserva il rispetto della tradizione,  un’iniezione di speranza per il sistema economico e del Made in Italy».

La cerimonia è stata salutata dal Rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto e presieduta dal Sottosegretario delle Politiche Agricole e Forestali Franco Manzato.  Presenti l’Assessore veneto Giuseppe Pan e Claudia Albani dell’area economica della Confederazione nazionale Coldiretti. La proclamazione dei finalisti ha avuto luogo dopo la lectio magistralis di Luciano Gamberini Direttore del Centro Ricerche HiT Human Inspired Technology.

 LE FINALISTE VERONESI ALLA 12^ EDIZIONE OSCAR GREEN 

La diciottenne Eleonora Farinazzo aiuta i genitori Milco e Giovanna nell’azienda agricola di famiglia Saporea che coltiva alberi da frutto ed erbe aromatiche. Eleonora ha deciso di non sradicare le piante di kaki e di utilizzarne i frutti per produrre aceto. Saporea, è l’unica azienda agricola in Europa che tramanda una tradizione che viene dall’estremo oriente. Il tutto con la collaborazione scientifica dell’università di Modena e Reggio. La produzione è iniziata solo un anno fa ma il prodotto è già in vendita in gastronomie selezionate e in e-commerce. Per ora solo 2mila bottiglie, ma il potenziale è davvero molto interessante. La prospettiva è di allargare l’offerta di aceti “alternativi” accanto ad altri frutti già utilizzati come melograno, kiwi e aronia, una bacca molto ricca di vitamina k.

«Sono molto felice di ricevere questo riconoscimento – ammette Eleonora Farinazzo – che premia il lavoro e i sacrifici della mia famiglia che ha deciso di valorizzare l’aceto prodotto  a lenta acetificazione naturale, che si discosta da quello industriale, soprattutto per le sue caratteristiche salutistiche, come avviene in oriente, più che come condimento capace di rendere i cibi più deliziosi. Nel prossimo futuro registreremo un marchio relativo al metodo di produzione dell’aceto».

Sofia Tezza dopo tre anni in Brasile in cui ha studiato biologia ed è entrata in contatto con i «bisognosi», ha deciso di piantumare un uliveto sui terreni di famiglia. Ma produrre un olio di altissima qualità, premiato in competizioni nazionali e internazionali (primo al Concorso oleario di Los Angeles), a Sofia non basta. La consapevolezza di essere una ragazza fortunata, con una famiglia unita alle spalle e una azienda da poco avviata, fa nascere in lei il desiderio di rendersi utile anche nel suo territorio. Entra così in contatto con una famiglia i cui componenti sono tutti non vedenti e nasce l’idea di creare etichette “parlanti” in braille. Piccoli rilievi che possono dire tanto a chi ora può degustare un prodotto al top e “leggerne” tutte le caratteristiche.

«Il progetto è stato realizzato con l’Unione italiana ciechi – evidenzia Sofia Tezza – per dare la possibilità a chi non vede di avere degli strumenti, come le etichette, per conoscere e valutare un prodotto in modo consapevole».