malga pidocchio

Ottomila metri di trincee lungo i circa quindici chilometri che separavano il confine italiano da quello austroungarico. Agli albori della Prima Guerra Mondiale si pensava che la Lessinia dovesse diventare uno dei luoghi simbolo dello scontro tra i due eserciti (cosa che avvenne in parte) e seguendo i naturali declivi della montagna vennero installati reticolati, mitragliatrici, ricoveri per uomini e animali sfruttando tutto quello che il territorio poteva offrire.

         Luoghi da esplorare, camminando tra gli alti pascoli che da Erbezzo portano a Malga Pidocchio dove gli ammassi rocciosi vennero rimodellati dai soldati per far fronte non solo agli scontri con il nemico, ma soprattutto per vivere “alla giornata” in quei periodi bui. Veri e propri fortini costituiti da gallerie, corridoi e caverne dove vi erano installate le cucine, le stanze per passare la notte, poi le trincee, sormontate e camuffate da ramaglie e lastre di pietra sulla cima e sui lati per confondere e sorprendere l’armata avversaria.

LEGGI PANTHEON DI MARZO

         Lo si raggiunge a piedi questo luogo carico di storia, percorrendo una  vecchia strada militare che collegava Erbezzo a Bosco Chiesanuova e quindi con il confine tricolore situato nei pressi del Rifugio Castelberto (allora occupato dalle truppe austroungariche). Un percorso che serviva a far arrivare alla truppe, in certi momenti molto numerose, il cibo preparato in paese. Nel “ridotto di Malga Pidocchio” oggi visitabile grazie ad un meraviglioso recupero che gli è valso il titolo di “Ecomuseo” potrete trovare circa quattrocento metri di trincee. Percorrendo questi camminamenti potrete rivivere le difficoltà di quei giorni e di quanto la vita dei soldati fosse appesa a un filo. Una passeggiata nella storia, adatta anche ai più piccoli. Da vivere con il profondo rispetto dovuto a chi, in queste montagne e nell’ideale della Patria, ha lasciato la vita.

banner-gif
Articolo precedenteYoungle Verona, la cura dell’ascolto tra giovani
Articolo successivoSara Laure: «Il mio sogno? Arrivare ai Grammy»