Torna al centro dei riflettori la vicenda di Giuliano Costaluga, il giovane sacerdote che lo scorso aprile si era sposato con il compagno in Spagna, nell’isola della Gran Canaria. L’abbraccio chiarificatore tra il vescovo e l’ex parroco di Selva di Progno sembrava suggellare la fine delle polemiche. Eppure ora, sulla pagina Facebook della Chiesa Vetero Cattolica Americana in Italia si legge che il prossimo 6 settembre nel Bergamasco, don Giuliano «presiederà una solenne celebrazione eucaristica», cui seguirà un’«apericena» comunitaria.

In febbraio con una lettera al vescovo (che ha confermato di averla ricevuta) ha espresso la sua volontà di abbandonare il sacerdozio. Mancano ancora alcuni adempimenti per arrivare alla dispensa ma, in ogni caso, Costalunga è sollevato, o dovrebbe esserlo, da qualsiasi incarico di questo tipo.

Eppure Don Giuliano tornerà, a quanto sembra, sull’altare non in una chiesa cattolica romana ma tra le pareti della chiesa vetero-cattolica.

La frattura tra le due chiese risale al 1870: il terreno di scontro fu la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale. 55 vescovi si opposero e da questa contestazione nacque la realtà ecclesiale dove, tra le altre differenze, non vige la regola del celibato per il clero e dal 1996 si ammettono all’ordine presbiterale ed episcopale anche le donne.