Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta.

Benedetto Croce

La politica urlata, francamente, mi ha stancato. E come me, penso siano in tanti in Italia, e a Verona, a provare un profondo senso di disagio o di rifiuto nei confronti di una continua e crescente strumentalizzazione del dibattito politico.

In questo Paese non si entra quasi mai nel merito dei contenuti, nella discussione costruttiva tra le parti, nel tentativo di trovare soluzioni a criticità che permeano il nostro vivere quotidiano.

Qualsiasi argomento, qualsiasi proposta, qualsiasi oggetto di discussione si trasforma in terreno di scontro.

Il 4 dicembre, come sappiamo, saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale. Una volta tanto avremmo un argomento molto serio di cui parlare, su cui confrontarci, su cui riflettere: la Costituzione. Potremmo essere chiamati a una prova di maturità. E invece no, siamo di nuovo punto a capo. Assistiamo, sia a destra che a sinistra, allo squallido tentativo di appropriarsi e di portare a proprio vantaggio, con ogni mezzo, e ad ogni costo, nel bene e nel male, un passaggio che per portata storica e istituzionale risulta essere uno dei più importanti della recente storia repubblicana. E lo si fa con le urla, appunto, con gli imbarazzanti schiamazzi e/o teatrini in tv privi di dignità istituzionale, con attacchi ripetuti all’avversario politico che, quasi per un sadico piacere personale, deve essere taciuto ancor prima che ascoltato.

Un atteggiamento ripetuto e scorretto da parte della classe dirigente che si riflette tra le persone, che agita la gente e che allontana i cittadini da quel senso civico che dovrebbe essere, invece, al centro di tutto.

A questo tipo di politica dico basta, come probabilmente avrebbero detto basta i padri fondatori della Costituzione italiana che in queste settimane vengono ricordati con poca delicatezza. Loro, settant’anni fa, nonostante fossero altrettanto divisi politicamente, furono compatti, saggi e preparati nel tentativo di dare a questa nazione, e a questo popolo, una forma e una sostanza.

Ci si meraviglia tanto della poca partecipazione dei ragazzi alla politica. Certo, i ragazzi di questo pressapochismo non sanno che farsene. Come ripeteva spesso l’ex presidente Pertini: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. Nella politica di oggi tutto questo manca.

Forse per questo mi ostino a credere ancora nei giovani, sono gli unici a poter dare un futuro migliore a questo Paese.