Il 22 ottobre si andrà a votare in Veneto e in Lombardia per chiedere forme di autonomia dallo Stato. Ma non si tratta di un referendum per l’indipendenza, che è cosa ben diversa.

Se tra le fila di uno schieramento politico il referendum sull’autonomia del Veneto è considerato un “appuntamento di straordinaria importanza”, dall’altra, per le vie del centro, si fatica a incrociare qualcuno con le idee chiare.

La data del 22 ottobre a molti non dice nulla, qualcuno ci confessa che “l’evento non è stato pubblicizzato abbastanza”, altri rispondono quasi per inerzia che l’autonomia fiscale non può che portare del bene. Fatto sta che questo è il primo referendum ufficiale sul tema, e una certa importanza potrebbe avercela, nonostante si tratti di un referendum di tipo consultivo.

Errato parlare di referendum per l’indipendenza infatti, una volta che i cittadini avranno scelto se “attribuire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alla Regione, con le relative risorse”, infatti, i governanti non saranno vincolati ad ascoltare il loro parere.

La chiamata al voto è rivolta anche ai vicini lombardi, con i quali da tempo, si parla già dagli anni ’90, il Veneto condivide l’idea di autonomia.

Ricordiamo le gazzebate di una Lega Nord guidata da Bossi e un po’ diversa rispetto a quella attuale, che aveva come slogan la “Padania Libera”.

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