«C’entra tutto con noi». È il ritornello che i ragazzi di ReGeneration si sono scelti come intervallo ad ogni spinoso e vasto capitolo del nostro oggi. Il 19 novembre, al Teatro alle Stimate, la nuovissima associazione scaligera proverà a sfiorare qualche tassello della nostra attualità. Sei relatori; una sfida per volta.

TEMPI DURI, dice qualcuno. Tempi diversi rispondono, sicuri, questi venti ragazzi dalle età variegate (si va dai 20 ai 30 anni) ma dalle consapevolezze certe. Li ha uniti la chimera del contratto a tempo indeterminato, l’immigrazione che non è un fenomeno temporaneo, ma parte di un cambiamento globale incontrovertibile, l’enigma cruciale dell’ambiente. «Il paradigma è cambiato, non vogliamo solo lamentarcene. Vogliamo approfondire le sfide che ci riguardano», spiega il presidente Tommaso Pollini, 26 anni. «Per mio padre il gas serra era poco più che una parola», ironizza con il sorriso Tommaso Ferrari, 28 anni, con in testa chiare le differenze generazionali che, senza girarci intorno, si delineano.

DAI SOCIAL NETWORK al lavoro che si cerca, anche e soprattutto, all’estero, il nostro è un presente che muta a passo spedito. Per non perderlo di vista, questo eterogeneo gruppo veronese ha pensato di scomporlo, cambiamento per cambiamento, nella certezza che «le cose si trasformano e noi ci trasformiamo con loro».  Universitari, studenti e lavoratori che hanno finito per raccogliersi sotto un nome che già si presta a farsi premessa: ripartire dalla generazione di idee. E, come prima cosa, dalle scintille dell’ascolto. Nata “informalmente” a maggio e associazione ufficiale da qualche settimana, Re Generation prova a farsi conoscere con un incontro il 19 novembre prossimo, al Teatro alle Stimate. Sei i relatori che, dalle 16 alle 20, nel tempo sintetico di 15 minuti, spazieranno dalle opportunità professionali fino ai nuovi poveri, passando per l’immigrazione che impara a farsi integrazione, per arrivare all’interrogativo ambientale.

Regeneration

 

ABBIAMO cercato di capire quali fossero i temi più urgenti per noi, poi abbiamo scelto gli ospiti», chiarisce Giacomo Cona, 22 anni. Tanti mesi di confronto «senza steccati ideologici» hanno portato, infine, ad un convegno composito. C’è il mondo delle startup, come si conviene in un’ Italia che, stando ad UnionCamere, vede i giovani artefici di un terzo delle nuove imprese del Bel paese. A Matteo Danieli, co-founder di Bending Spoons (startup da milioni di download con oltre 20 dipendenti) il compito di dare conto dei contratti di lavoro nell’era della flessibilità, se non agognata, innegabilmente diffusa. D’altronde, se cambia l’atteggiamento cambiano anche i risultati. Alberto Magnani non fa che ripeterlo dalle colonne del Sole 24ore.

E questo il giornalista tornerà a ribadire durante il suo intervento sul lavoro e sulle possibilità anche e soprattutto italiane, targate under 35. In tempi di globalizzazione, anche l’indigenza arriva negli angoli della nostra quotidianità, a poche settimane dal Rapporto Caritas 2016 sulla povertà, Michele Righetti, direttore della casa di accoglienza “Il Samaritano”, tratteggerà i volti dei nuovi poveri e delinerà la strada, forse, sempre troppo rimandata, dell’inclusione sociale. Di confini che diventano friabili, malgrado i muri tentati che li sostituiscono, parlerà, invece, Rolando Curzi delle Comunità di Sant’Egidio indicando quei corridoi umanitari che il movimento tra i primi si è adoperato a creare. Gabriele Silva, Head of recruiting Pirelli, entrerà, invece, nel merito del presente e del passato mettendo generazioni di lavoratori allo specchio. Infine, il mondo della legalità incontrerà quello dell’ambiente nello speech di Alessandra Liverani, sostituto procuratore presso il Tribunale di Trento.

«VEDERE la politica e quello che ci va dietro come una cosa interessante è un nostro dovere» risponde veloce Francesca Framba, 24 anni, quando le chiediamo perché ha deciso di infilare tra i suoi studi in giurisprudenza anche l’impegno associativo.  Essere interlocutori e non solo uditori,«essere giovani che possono incidere» è la sintesi del loro provare.

 

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