È un libro-terapia nato dall’incontro tra la trentunenne Anna Marascotti, educatrice, e Bianca Corradi, una ragazza autistica appassionata di grafica ed illustrazione. Non per parlare di malattia, ma delle opportunità che a partire da lì possono scaturire.

Alcuni incontri possono avere conseguenze insperate. Dalla conoscenza tra Bianca Corradi e Anna Marascotti, nella quiete di un salotto davanti ad una tazza di tè fumante, è nata un’amicizia sincera, innanzitutto. E, con il tempo, sono state scritte ed illustrate le pagine del libro Il richiamo dei simili. Testo che, soltanto a sfogliarlo, ha il profumo della sincerità. Ma basta andare più a fondo dei caratteri stampati per comprendere che, in realtà, custodisce altro.

Bianca, con tutta la freschezza dei suoi diciassette anni, è una ragazza autistica che vive a San Rocco di Piegara. In Lessinia, proprio come Anna. Ha un’incontenibile passione per la grafica che approfondisce frequentando il liceo artistico: raccoglie immagini su internet, le accosta rielaborandole al computer, realizza collage fotografici dal piglio originalissimo che manifestano parte della sua visione del mondo. Tra le illustrazioni che colorano il volume, il filo rosso della fantasia crea una serie di giacche che variano nelle stoffe. Con un significato che non è affatto lasciato al caso.

«Ricordiamo sempre un episodio particolarmente duro in cui Bianca aveva mostrato terrore all’idea di indossare la giacca che oramai stava piccolina al fratello più grande. La sua ansia di fronte a quel capo ci disorientava» raccontano i genitori, Susi Zanuso e Alberto Corradi. All’epoca, proseguono, «non parlava, e dopo sfiancanti tentativi, abbiamo compreso che indossandola temeva di trasformarsi nell’identità di un altro. Stava difendendo l’equilibrio del suo io, così fragile». Qualche tempo fa Bianca ha spalancato l’armadio ed indossato una giacca non sua. Una piccola-grande conquista quotidiana che ha offerto lo spunto per il racconto: tre capitoli e cinque protagonisti che, per un giorno, provano a vestire la medesima giacchetta, arrivando a scoprire qualcosa di se stessi e a conquistare briciole di una consapevolezza che sembrava perduta. Ed è così che le illustrazioni sono cresciute di numero e le lettere hanno trovato spazio sulla carta.

«Nel libro c’è parecchio di autobiografico, non mancano l’ironia ed il riferimento al senso di solitudine. In ogni personaggio c’è una sfumatura di noi due e con essi condividiamo esperienze simili» spiega l’autrice, cercando subito la complicità di Bianca, che a sua volta ricambia con un sorriso. Alla trentunenne Anna, che di mestiere è educatrice, non manca certo la dolcezza: «Sono gratificata del fatto che Bianca abbia deciso di condividere con me quello che è il suo punto di vista sulla vita. Ho iniziato a scrivere quasi per scherzo, con l’idea di realizzare un capitolo e fermarmi. Nel proseguire, devo ammettere, l’arricchimento è stato reciproco».

In questa maniera, e in un percorso durato mesi che ha fatto affiorare emozioni in diverse sfumature, anche una malattia che appesantisce le relazioni sociali finisce con l’acquistare un senso di leggerezza. «Di autismo non si guarisce, ma non bisogna mai smettere di creare delle occasioni», ci tengono a ribadire i genitori di Bianca, a bilancio dell’esperienza. L’intenzione non era trattare il tema dell’autismo, ma di sfiorarlo: di partire da lì per dimostrare che, se indirizzato nella corretta maniera, chi ha questo disturbo neuropsichiatrico può realizzare progetti inaspettati, accrescendo la propria autostima e riconquistando un posto nella società. Cosa non da poco.