Al momento sono 26 quelli accolti nella ex base Nato in località Vaccamozzi. Altri cinque dovrebbero arrivare in queste giorni. La capienza totale della struttura è di 80 posti e il paese montano è attraversato da una grande perplessità.

In queste ore non si parla d’altro. Il sindaco del comune di Erbezzo, paese perso nella montagna veronese, ha da fare le sue tra polemiche e attenzione mediatica. Al momento sono poco meno di una trentina i richiedenti asilo accolti nella ex base Nato in località Vaccamozzi. Altri cinque dovrebbero arrivare in queste giorni. Non certo una sorpresa perché già la scorsa estate la Prefettura aveva avvisato degli arrivi. In 1500 si erano trovati in piazza il 9 agosto per dire “no” alla decisione della prefettura di mettere a bando la struttura per la sua intera capacità, ovvero 80 posti.

Le proteste sono rimaste proteste e la cooperativa Versoprobo di Vercelli ha ottenuto la gestione dell’immobile. Sono partiti i lavori, le cucine sono state rinnovate, i bagni resi agibili e così via. Una perplessità generale avvolge non solo la decina di persone che abita nella contrada, ma anche la popolazione del piccolo comune montano. L’impatto non sarà facile neppure per i richiedenti asilo che dovranno fare i conti con la vita di montagna. Numeri che però sarebbero stati diversi se il Comune avesse deciso di aderire al piano nazionale SPRAR che regola l’assegnazione dei migranti sulla base del numero di abitanti. Stando alla realtà di Erbezzo, sarebbero stati al massimo 6 i migranti da accogliere. A frenare la firma, a detta del sindaco, sarebbe stata la prospettiva di garantire una svolta occupazionale ai migranti, una volta esauriti i fondi dello SPRAR. Ora non resta che fare i conti con le conseguenze della mancata adesione al piano di ripartizione.

 

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