Come prima cosa: smettiamo di trattarla come una Cenerentola perenne, forti dei nostri giudizi distratti. Gli anni d’oro della montagna veronese sono ormai materiale fotografico di album decolorati, dicono alcuni. Ma è davvero così? Una domanda che segna l’attualità di un territorio spesso poco capito ma che, se guardato bene, è costellato di inizi. Tra comuni che si “fidanzano” per arrivare alla fusione, malghe di immensa bellezza che aprono e vogliono durare, la rivoluzione nella governance dell’Ente Parco e le potenzialità dei nuovi fondi regionali per l’innovazione del turismo montano. Il 21 giugno scorso si è tenuta la quinta edizione degli Stati Generali della Lessinia. L’associazione Verona Network ha chiamato allo stesso tavolo tutti: istituzioni, imprese, cittadini per analizzare il presente e il futuro di quelle terre alte abituate, per vocazione e posizione, a sfiorare il cielo.

MENTRE MOLTI NE LIQUIDANO IL FUTURO, evocandola solo come scenografia sbiadita delle loro infanzie sulle piste di San Giorgio, ci sono rivoluzionari tentativi, pur nella timidezza di chi inizia, che puntano a scrivere una rinascita della Lessinia. Di quello che è stato fatto, del tanto che resta, comunque, da fare si è parlato lo scorso 21 giugno presso la sala Olimpica del Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova. Il focus dell’associazione Verona Network, assieme ai principali attori del tessuto imprenditoriale e istituzionale locale, ha cercato di disegnare le prospettive di un territorio dalla sconfinata bellezza, per certi versi, ancora troppo “innocente” nell’affrontare il capitolo turistico.

L’interrogativo da cui partire è uno:  ha ancora senso per un imprenditore investire fatica e soldi nella montagna veronese? C’è dell’eroica pazzia oppure si tratta solo di un’andatura coraggiosa e, a tratti, lungimirante? Quando si parla di Lessinia, l’elenco delle criticità non è certo un esercizio di breve lettura, va detto. «Gli imprenditori qui sono abituati ad arrangiarsi, ma non possono anche aggiustarsi le strade. Alla istituzioni si chiede questo: di non dimenticarsi che esistiamo» su tutti risuona l’appello del sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti che, dal canto suo, ha già all’attivo importanti risultati come, per parlare dei recenti, il nuovissimo centro socio culturale (inaugurato il 21 luglio) e già si sta rimboccando le maniche per rinnovare il famoso palaghiaccio. Lo sguardo è ampio: «Stiamo lavorando insieme ai comuni di confine per riqualificare tutta l’alta Lessinia, portando infrastrutture alle malghe comprese acqua e luce».

E, infatti, ci sono meccanismi virtuosi già in atto come la cooperazione tra sindaci e paesi, sancita recentemente proprio da un protocollo di intesa firmato da nove amministrazioni per lo sviluppo di un’offerta turistica unitaria, anche in dialogo con la Regione e con il suo piano strategico ora allo studio. Il tema della fusione tra amministrazioni sotto i 5.000 abitanti è sempre nell’aria. «Siamo nella fase fidanzamento con il comune di Bosco e il matrimonio non è così lontano» precisa il sindaco di Cerro Nadia Maschi, tra le più appassionate sostenitrici del referendum per la fusione, veicolo principe per massimizzare le risorse. Alla quinta edizione degli Stati Generali della Lessinia hanno preso parte non solo i sindaci dei comuni montani,  ma anche numerosi  rappresentanti di categoria come il presidente di Coldiretti Daniele Salvagno, il presidente di Apindustria Confimi Verona Renato Della Bella, Valeria Bosco, direttore Confartigianato Verona e Paolo Bissoli, presidente di Confesercenti. Hanno ribadito tutti, con parole diverse, che la fatica di chi fa impresa in questi luoghi è nei loro pensieri, anche e soprattutto, per quanto riguarda la pressione per l’accesso alle infrastrutture.

Molto, infatti, su questo lato, rimane da fare. Le strade sono sentieri di asfalto sempre più incerto. Dure, in questo senso, le parole del consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che ha elencato le responsabilità della Provincia nella partita della viabilità. Buone notizie invece sul fronte della fibra ottica che presto arriverà nei Comuni di Bosco Chiesanuova e Cerro. Poi eccolo: il turismo. Invocato, difeso e, a volte, ammettiamolo, trattato come indesiderato. Serve una cultura dell’accoglienza ma pure un’etica dell’accogliere che impedisca frettolosi tradimenti in nome di ipotetici indotti non per forza sinonimi di successo in un contesto territoriale come questo. Un miracolo di selvaggia purezza, quasi imprendibile nei suoi lineamenti che non vanno sfigurati dall’approssimazione, o peggio, da indirizzi superficiali.

Di quale turismo ha bisogno la Lessinia? Questa è la domanda da porsi per non diventare brutte fotocopie dei vicini, di chi ha più cassa, ma non, in automatico, più idee. Una riqualificazione dell’offerta è necessaria e non più rimandabile, lo ribadiscono un po’ tutti, con accorata passione lo fa anche, durante l’incontro, Luciano Corsi, presidente del Comitato per Verona. Creare processi di attrazione «cercando di mantenere in loco la filiera di valore», fa eco il deputato del Partito Democratico Diego Zardini, recentemente nominato alla Commissione per le attività produttive e il turismo della Camera, anche lui presente al focus. Sul piano pratico che fare? Qualcosa suggerisce il nuovo bando regionale del POR FESR per l’erogazione di contributi finalizzati a investimenti innovativi alle piccole e medie imprese del settore ricettivo montano. Attingere a parte di quei 6 milioni di euro  stanziati non sarà la svolta, ma un segnale di cui c’è bisogno. Per smentire quell’immobilismo di cui si è accusati da sempre, che ha però colpevoli diversi.

C’è un’indicazione stradale alla rotonda di  Verona Est, sopra si legge «Lessina». Un cartello sbagliato che non correggono da anni. Non è solo questione di una «i» dimenticata, l’ortografia snobbata qui si fa giudizio sbrigativo e ingiusto. Ma si sa, per difendere quello che si è, bisogna essere consapevoli del proprio valore. Solo così si evita di tradirsi, di consegnarsi alle letture improvvisate di chi ci dice cosa essere, quale meta diventare. Perché al netto della mole di cose da cambiare, l’importante è che, nel guardare la Lessinia, resti sempre lo splendore.