Si scrive “riscatto gratuito della laurea”, si legge un modo per permettere a chi è laureato di conteggiare gli anni degli studi universitari come se avesse lavorato e pagato regolarmente i contributi. Un’idea ancora al condizionale, ma i veronesi ci vogliono credere.

Nelle praterie del web, è germogliato ovunque l’hasthag chiaro e semplice #Riscattalaurea. A dargli cittadinanza su Facebook ci ha pensato una pagina quella del Coordinamento Nazionale Riscatto Laurea, che oggi conta oltre 22 mila like. La proposta del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha spopolato se non nei palazzi del potere di certo tra le fila dei cosiddetti Millenials.

Si scrive “riscatto gratuito della laurea”, si legge un modo per permettere a chi è laureato di conteggiare gli anni degli studi universitari come se avesse lavorato e pagato regolarmente i contributi. Due gli scenari vantaggiosi: andare in pensione in anticipo. Oppure, altra ipotesi e forse più vicina alla realtà, avere un assegno pensionistico più corposo di quanto si potrebbe sperare nell’attuale accidentato mondo del lavoro.

La fascia d’età è molto precisa e gli studenti di ieri si trovano le porte sbarrate. Lo stato della proposta al momento interessa solo i nati tra il 1980 e il 2000, iscritti dal 2018 a un corso di laurea. Esclusi quindi i già laureati perché rendere retroattivo il riscatto sarebbe decisamente un salasso.  Bisogna avere le carte in ordine e anche gli esami. Ma non si esclude qualche deroga per i fuori corso . Rimane  tutto ancora al condizionale visto che la misura andrà inserita nella prossima legge di stabilità, che dovrebbe essere approvata entro la fine del 2017.  Promessa di mezza estate o meno, i diretti interessati ci vanno comunque con i piedi di piombo,anche se il riscatto di laurea per loro non dovrebbe essere costoso. L’onere dei contributi figurativi andrebbe tutto allo Stato.

 

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