Comincia un mese impegnativo, tra riunioni, convegni, incontri per festeggiare le donne. Ma, a volte, in tutto questo impegno ci dimentichiamo proprio la festa, quella da spogliatoio dopo partita, quella dove ti levi le scarpe e canti a squarciagola usando come microfono la prima cosa che ti capita. A volte siamo troppo impegnate per fare festa, per non prenderci troppo sul serio, lasciarci andare. Ecco, prendersi unora lotto marzo per staccare la spina e invece del tramezzino frettoloso in un bar qualsiasi a pausa pranzo, magari da sole al volo, festeggiarci. Senza scarpe, raso terra. Insieme.

E’ passato tanto tempo e tante cose abbiamo fatto da quelle donne che lavoravano in una fabbrica in condizioni difficili, da quelle suffragette a chiedere diritti, dalle femministe scese in piazza per rivendicare uguaglianza. Siamo andate così avanti che gli uomini sono rimasti indietro, addirittura a volte ci hanno rinunciato, si sono seduti sulle loro certezze acquisite e ci guardano di spalle correre avanti. A volte si chiedono dove stiamo andando.

E a volte ce lo chiediamo anche noi, quando giriamo lo sguardo e li vediamo lì, dietro di noi fermi. Rallentiamo.

Oggi è il tempo forse di fermarsi un attimo a capire quale sia il modo migliore per riuscire finalmente a conciliarsi, a fare pace con noi stesse, un tempo più lento che ci faccia guardare ognuna dentro sé stessa  per chiederci dove siamo, chi siamo, dove vogliamo andare.

Siamo andate così avanti che a volte ci facciamo la guerra tra noi. Siamo andate così avanti che non riusciamo a volte a conciliare l’amore con il lavoro, siamo sempre vittime di sentimenti che ci tormentano, ci lasciano un senso di colpa o di frustrazione che poco ha a che fare con gli obiettivi raggiunti come genere. Tanto forti nel lavoro, tanto fragili negli affetti, come un patto con il diavolo, spesso alla ricerca di una felicità che è bisogno di quiete, di equilibrio, di tornare bambine, ragazze, in quella condivisione di sogni dalla quale siamo partite tutte.

Penso a quelle donne che pur di possedere l’uomo che amano sono disposte a tutto, anche a rubare la vita di un’altra donna; quelle che subiscono in casa la frustrazione di lasciarsi indicare come nullità; quelle che non vogliono vedere; quelle che usano le conquiste di altre donne; quelle che fanno male ad altre donne poi salgono su un palco e spiegano cos’è la solidarietà femminile. Quelle che sono felici e basta. E quelle che sono un po’ di tutto, e lì è il casino. Ma è agli uomini che bisognerebbe parlare di noi, dire senza paura quanto la nostra fragilità sia forza.

Dire loro che abbiamo bisogno dell’amore, di quello vero, di quello che fa stare bene, perché è l’unica forza che ci manca. Quanto potere ha un “Sei bellissima” detto alle spalle mentre ti stai truccando, mentre stai cucinando, mentre stai facendo l’acrobata per tenere in piedi tutto. Quel “Sei bellissima” vuol dire “ci sono”, ho capito che ti stai facendo in quattro e lo fai perché ci credi, perché sei tu così, perché mi vuoi bene e vuoi bene a tutto quello che sta intorno. Ci sciogliamo. Perché nulla come la comprensione dell’altro è amore che si manifesta, è rispetto per la persona.

Ditelo uomini più spesso alle donne che sono bellissime, vi saranno grate. Non basta certo, ma fa bene, e diosolosa quanto tutti abbiamo bisogno di sentirci bene.

Ditelo, con complicità, perché se c’è una cosa che le donne capiscono subito sono le bugie, gli inganni, i tradimenti e quelli spezzano catene più di qualsiasi cesoia, sono conduttori di infelicità, di paure e rabbia. Un fiore poi, una carezza, un dono inaspettato, sono chiavi d’accesso in questo mondo femminile che sembra complicato, ma è di una semplicità che una volta codificata diventa bellezza.

Siamo diversi sì, ma è qui la nostra forza. Uomini e donne sono diversi, opposti a volte, ma sono persone, e tendono alle stesse cose. Già comprendere questo sarebbe una grande conquista. Se gli uomini capissero che ascoltandoci un po’, parlandoci, rivolgendosi a noi come compagne di spogliatoio se necessario, sarebbe la conquista del rispetto. Se le donne poi capissero che la loro fragilità è la loro forza, potrebbero prendere una sedia ed aspettare che gli uomini le raggiungano, senza perdere nulla, senza stare a rimuginare, a pensare. Serene. Forti. Si sentiranno bellissime.

Coma canta la Bertè,  un omaggio “A quando avevo nei capelli, La luce rossa dei coralli, Quando ambiziosa come nessuna, Mi specchiavo nella luna, E lo obbligavo a dirmi sempre. Sei bellissima”.