Ieri, dopo la dichiarazione del fallimento, abbiamo ripercorso la storia di Melegatti, dagli esordi come pasticceria in Corso Porta Borsari 21, passando per gli anni “d’oro”, il brevetto, la crescita, la crisi e il fallimento. Ora, per l’azienda, potrebbe aprirsi il sentiero dell’esercizio provvisorio

Tra la Melegatti e il fallimento ci si sono messi i giudici. Martedì la parola fine, poi il post su facebook della figlia dell’ex patron di Melegatti Silvia Ronca, che riferendosi al padre ha scritto: “(così) sei morto un’altra volta”.

Per non disperdere il valore dell’impresa, anche nell’interesse dei creditori, e per tutelare i posti di lavoro, i giudici del Tribunale hanno invitato i curatori della sede di San Giovanni Lupatoto e di San Martino Buon Albergo, a “prendere posizione sull’opportunità di disporre l’esercizio provvisorio”. Insomma, un passaggio che consentirebbe di proseguire l’attività aziendale, perlopiù evitando ai dipendenti la disoccupazione.

Cosa serve per avviare l’esercizio provvisorio

Ma le cose sono abbastanza complicate. La sentenza ha obbligato ancora una volta Melegatti a depositare entro la settimana i bilanci e le scritture. La situazione debitoria si attesterebbe, secondo le stime, attorno ai 50 milioni.  Per il senatore veronese del Pd Vincenzo D’Arienzo la strada dell’esercizio provvisorio sarebbe “difficilmente percorribile, vista la scarsa disponibilità finanziaria”. Secondo D’Arienzo, sarebbe utile invece “favorire in ogni modo l’evoluzione verso un possibile acquisto”. A tal proposito si è espresso anche il deputato veronese del Pd Diego Zardini, che chiede alle imprese locali di “assorbire il personale in uscita dall’azienda”.