donne shoah
Carla Viterbo Bassani e Lina Arianna Jenna

È dedicato alla presenza, sacrificio e testimonianza femminile nel contesto della “Shoah”, il primo evento 2022 del Soroptimist Club di Verona, in particolare alle donne veronesi, o comunque legate alla nostra città, scampate ai campi di concentramento o cadute sotto la furia nazista.

Il convegno, organizzato in occasione della Giornata della Memoria, di concerto con il Liceo Classico Agli Angeli, si terrà nella Sala Rossa dell’Educandato di via Battisti, il 26 gennaio alle 17 (partecipazione a ingresso libero, previa esibizione del super green pass e fino a un massimo di 30).

Saranno gli studenti iscritti all’indirizzo di Arti Sceniche, infatti, a introdurre nel clima di questo percorso commemorativo, intitolato «Storie di donne veronesi nella Shoa», il quale, più che rievocare drammatiche pagine da manuale di storia, faranno parlare direttamente le emozioni provate da chi non c’è più, ma che a futura memoria ha lasciato autentiche pagine di “vita” vissuta. Paure, afflizioni, così come stralci di spensieratezza condivisi con le amiche di gioventù.  

«Un omaggio che abbiamo voluto condividere con i giovani e con le nostre socie», spiega la presidente di Soroptimist International Club di Verona, Annamaria Molino, «in quanto donne a nostra volta impegnate, attraverso alte professionalità, in progetti diretti all’avanzamento della condizione femminile e alla promozione dei diritti umani».

I cammei scelti sono quelli di Carla Viterbo Bassani e di Lina Arianna Jenna, entrambe ebree di origine veneziana vissute nella città scaligera. L’una perseguitata dalle leggi razziali del 1938, l’altra, artista affermata dell’alta borghesia veronese, catturata dai tedeschi nonché internata ad Auschwitz (morta probabilmente nel piccolo campo di Bergdorf).

A tratteggiarne il profilo, oltre alle letture tratte da «Storia di Carla. Una bambina ebrea negli anni della persecuzione antisemita in Italia» (di Bassani-Lughezzani, 2015), e da «Campioni Senza valore», silloge poetica di Lina Jenna, a cura di Agostino Contò e Sergio Marinelli (1996), affidate alla ragazze e ragazzi preparati dai docenti di Arti Sceniche con referente il professor Riccardo Mauroner, sarà anche la testimonianza di Ester Silvana Israel, past president nazionale dell’Associazione Donne Ebree d’Italia, che anticipa: «Guardando alla brutalità dei trattamenti ad esse riservati (pestaggi anche in stato interessante, stupri), possiamo dire che le donne – ebree e non – vittime della persecuzione e dello sterminio nazisti, furono vittime ben due volte». Da cui il doveroso tributo. E anche quelle sfuggite al peggio, «hanno rappresentato una spinta alla sopravvivenza, un inno alla vita,, che ha ancora molto da insegnare».

Così Carla Viterbo Bassani, scomparsa recentemente e per altro ex socia del Soroptimist di Verona, che in riva all’Adige riuscì a metter su famiglia. E che nella citata autobiografia, rammenta come con le leggi razziali del 1938, in breve tempo si passò dall’eliminazione dei diritti civili, l’esclusione dalla vita sociale, politica e lavorativa quindi,  all’eliminazione delle persone. Più sventurata, invece, la scultrice e poetessa Jenna. Nel palazzo di famiglia di via Emilei teneva conversazioni letterarie cui prendevano parte illustri intellettuali, ma ciò non le risparmiò la tragica fine. Rimasta ad accudire il padre ottantenne gravemente ammalato, il 2 giugno del 1943 viene arrestata dai tedeschi, trasferita al forte San Leonardo, quindi deportata.

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