Sapete come difendervi dalle insidie di quel “mare magnum” chiamato Internet? Se la risposta è no, non preoccupatevi: rientrate nella fetta più grande della torta che rappresenta la popolazione mondiale. Boomers, millennials, generazione Z…non importa quale etichetta usiamo: nessuno ci ha mai insegnato le basi dell’autodifesa per il web. Che si tratti di attacchi informatici a livello nazionale (ai quali abbiamo assistito nei mesi scorsi) di furto d’identità digitale o di cyberbullismo, solo gli “addetti ai lavori” avevano le competenze per fronteggiare simili situazioni. Ora, a fare educazione in tal senso, esiste lo Zanshin Tech: la prima arte marziale digitale che fonde gli insegnamenti delle arti marziali orientali (tra cui non violenza, rispetto dell’altro, serena concentrazione e disciplina) con le conoscenze tecnologiche del mondo della cyber security. Un percorso lungo, che procede di pari passo con le competenze acquisite e che ha trovato spazio da ormai tre anni anche a Verona. All’interno del Dojo scaligero, uno dei Sensei è Emanuele Miliani, professore dell’IC di Bosco Chiesanuova e “nerd”, come si definisce lui stesso.

Emanuele, cosa significa “Zanshin”?

Già il nome stesso svela molto di che cos’è: “Zanshin” è una parola giapponese che fa riferimento alle arti marziali giapponesi e, in particolare, alla condizione del maestro, alla consapevolezza che qualcosa può accadere e quindi è pronto ad affrontarlo. La parola “tech”, invece, fa riferimento al mondo digitale, fa capire che ci si occupa di conflitti digitali e, ultimamente, ce ne sono parecchi.

Cosa intende con “mondo digitale”?

Abbiamo fatto molta confusione negli anni inserendo la parola “virtuale” in tutto ciò che avveniva sul digitale e quindi questo ha creato confusione, perché il virtuale è qualcosa che non esiste: è anteposto al “reale”. Questo è stato il modo con cui abbiamo educato le nuove generazioni. L’esempio che faccio spesso è questo: se qualcuno entra nel tuo conto corrente e ti ruba del denaro, non è un furto virtuale…è maledettamente reale, semplicemente è stato fatto grazie al digitale. Per cui il mondo digitale coesiste con quello reale ed è sullo stesso livello.

Voi vi definite “guerrieri digitali”, in che senso?

Le fondamenta dello Zanshin tech si basano sulle regole delle arti marziali tradizionali, per cui si educa alla nonviolenza al rispetto. L’idea è quella di essere dei combattenti digitali esattamente come nelle arti marziali tradizionali. Quando arriva un attacco, anche se complesso, si basa su un calcio o su un pugno, su una stretta o sullo strangolamento, quindi viene scomposto per creare una tecnica di difesa. E così fa lo Zanshin Tech: vede arrivare un attacco digitale, lo scompone ed è pronto a risolverlo.

Ma come si fa a diventare guerrieri digitali?

Il percorso è lungo perché il digitale è sempre più complesso, quindi le tecniche che conosciamo oggi, che sono tante e ci difendono dalla maggior parte delle aggressioni, non sono finite. La tecnologia è sempre in evoluzione e quindi noi lo consideriamo un percorso che si snoda e ne teniamo traccia con dei bracciali: un po’ come le arti marziali hanno la cintura, noi essendo informatici e nerd usiamo dei bracciali colorati (ride, ndr). L’idea è quella di mettere in protezione se stessi e poi via via si comincia a difendere gli altri. I colori, peraltro, non sono casuali: al di là del bianco e del nero gli altri sono i colori del cavo di rete.

Facendo riferimento a un tema di grande attualità come il cyberbullismo, quanto può essere utile lo Zanshin Tech?

Noi, nel dojo, alleniamo i nostri allievi a riconoscere gli attacchi, a dubitare di ogni persona che si vuole collegare con loro. Sappiamo che creare identità false è facilissimo ormai, quindi insegniamo ai ragazzi, tramite tecniche di cyber security, a risalire a chi c’è dietro una determinata foto profilo o a un numero di telefono, per sventare un probabile attacco.

Serve avere qualche prerequisito per diventare allievo di Zanshin Tech?

No, non serve nessuna conoscenza di base: è un corso di consapevolezza digitale e possono accederci i ragazzi sin dagli 11 anni. A breve partiranno dei corsi al 311, tramite FabLab, sia per i più piccoli che per gli adulti.

Articolo precedenteL’Associazione Consiglieri Emeriti compie 20 anni, Sboarina: «Un esempio da seguire»
Articolo successivoVeronesi nel Mondo, giovedì l’incontro “Ponti tra Culture” in Sala Arazzi