Dopo una vita passata a tentare di ordinare carte e scartoffie, una sola cosa è certa: queste non ci abbandoneranno mai, neanche dopo la nostra morte. Purtroppo un giorno moriremo e anche allora, anche se si tratta di un evento non programmato, porterà con sé una serie di conseguenze burocratiche che i nostri cari non potranno aggirare. Pertanto anche la morte, necessita della giusta preparazione e per farlo serve prima fare un po’ di chiarezza.

Ci siamo mai chiesti dove finirà il nostro patrimonio, sia esso piccolo o grande, una volta giunta l’ora della nostra dipartita? Che fine faranno i nostri beni, i crediti e, eventualmente, i nostri debiti?

In uno stato di diritto come quello Italiano, il privato proprietario di beni e di immobili può, in vario modo, trasmetterli ai propri eredi. Ma come avviene questa successione? Nel nostro Paese quest’ultima può essere regolata per legge e prende il nome di successione legittima o dal testamento (successione testamentaria).

In linea di massima la legge mira a tutelare alcune categorie di soggetti legati da stretti rapporti famigliari con il defunto riconoscendo agli stessi alcuni diritti minimi e intangibili e prevedendo degli strumenti giudiziari a tutela degli aventi diritto. È possibile però che ci siano di più categorie di successibili nella stessa successione. Oggi vi illustreremo come avviene la ridistribuzione dei beni secondo la legge nel caso in cui il defunto, al momento della morte, fosse coniugato.

Nel caso il morto lasci un coniuge, la quota di riserva di quest’ultimo è di metà del patrimonio secondo l’art. 504 c.c., salvo le ipotesi di concorso con un figlio. In tal caso al coniuge è riservato 1/3 del patrimonio e l’altro 1/3 è riservato al figlio. Se invece ci fossero due o più figli, al coniuge è riservato 1/4 del patrimonio ed i restanti 2/4 sono riservati ai figli in parti uguali fra loro. In ogni caso al coniuge superstite sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza famigliare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o in comune.

Se chi muore non lascia figli ma ascendenti, a loro favore è riservato 1/3 del patrimonio, salvo l’ipotesi di concorso con il coniuge perché in tal caso agli ascendenti è riservato 1/4 del patrimonio e al coniuge 2/4 del patrimonio nei sensi dell’art. 538 c.c.. La quota di eredità non compresa nella quota di riserva dei vari successibili costituisce la quota disponibile.

Al coniuge separato con separazione non addebitata spettano gli stessi diritti del coniuge non separato. Solo il divorzio interrompe i diritti successori fra coniugi separati.

Che ruolo gioca allora il nostro testamento? Qual è il suo scopo e come se ne scrive uno perché sia valido? Tutto questo e molto altro ancora lo scoprirete prossimamente sul nostro sito www.veronanetwork.it

 

Questa rubrica è stata realizzata con la consulenza legale dell’avvocato notaio Mario Sartori di Grezzana.

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