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“Prassi consolidata e diffusa” dice la Procura di Verona. Concussione e associazione a delinquere l’imputazione per i cinque operatori delle celle mortuarie del Policlinico di borgo Roma.

Tangenti sui morti. Una storia macabra di avidità e cinismo. Un sistema collaudato messo in piedi da cinque operatori delle celle mortuarie del Policlinico di borgo Roma.

Questo è quanto emerge dalle indagini della procura di Verona, che accusa i cinque operatori di concussione e associazione a delinquere. Verranno interrogati domani. Contro di loro esposti-denuncia, filmati e intercettazioni.

“Una prassi consolidata e diffusa” la definiscono i pm Valeria Ardito e il gip Luciano Gorra: mazzette in cambio di una degna sistemazione e cura delle salme. Le pompe funebri che non pagavano si sarebbero viste restituite le salme rovinate, così i parenti del morto “avrebbero trovato il loro caro in stato pietoso” come si legge nei verbali. Dai 50 ai 100 euro per defunto il valore della mazzetta, bottino che gli operatori, secondo gli inquirenti, si spartivano in parti uguali.

Una dozzina le imprese funebri coinvolte, che secondo un esposto-denuncia di Agec venivano specificatamente indicate ai parenti del defunto dagli stessi operatori, i quali invece sconsigliavano in talune occasioni di rivolgersi proprio all’Agec.

A nutrire i sospetti della municipalizzata veronese i dati dei funerali organizzati dalla propria agenzia nei pressi del Policlinico: negli ultimi mesi un vero e proprio crollo. Contemporaneamente si è mossa anche un’impresa funebre privata che non accettava di pagare.

Ma la prima segnalazione in procura è arrivata dalla stessa azienda ospedaliera, come ha voluto puntualizzare il direttore generale Francesco Cobello: “Questa storia non può ledere in alcun modo l’immagine dell’azienda ospedaliera. Questa è stato un caso particolare, che abbiamo denunciato ed estirpato”.

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