Le peggiori previsioni non si sono avverate. Nessuna scena apocalittica o demoni volanti ma ordinate e nere file indiane che attendevano rispettose fuori dal Castello, sull’elegante Corso Vittorio Emanuele.

di Marco Zanoni

Di birra se ne è bevuta poca (visto il costo esorbitante per una media) e molti hanno ripiegato su blasfeme acqua e menta. Nessuno si è azzuffato e i ficcanti controlli di polizia, che manco in un Hellas – Napoli alla prima di campionato, hanno reso la vita difficile alle “miriadi di drogati” che per una sera hanno dovuto accontentarsi del solo concerto.

 

 

Perché lo spettacolo c’è stato, potente e goliardico al punto giusto, con qualche nudità esibita nel pubblico (consuetudine in ogni concerto che si rispetti), con un Manson dal forte impatto scenico (meno la tenuta vocale) accompagnato invece da ottimi musicisti.

 

 

Mariolino insomma ha accontentato tutti, un pubblico eterogeno composto da Millennials, Teenegers, Babyboomers, Xennials, oltre a quelli degli anni ’70, ’60 (qualcuno ancora più agèes), premiando i “vecchi ascoltatori” con “The Beautiful People”, “Sweet dreams”, “The Dope Show”, “Disposable Teens” e chiudendo con i classici di “Mechanical Animals” più alcuni brani del nuovo album in uscita. Un’ora e mezza di spettacolo, molti “encore!” regalati in esclusiva per Verona (viste le stringenti scalette dei passati concerti), in un Castello che si è dimostrato ancora una volta un luogo ideale per ospitare musica.