Il gioco di Bròjo
Il gioco di Bròjo

Arrivare a Castelrotto partendo da Sant’Anna d’Alfaedo e passando da Cavalo, ma non da San Giorgio, può essere complicato. Non è un giro cicloturistico fra Lessinia e Valpolicella, ma un gioco da tavolo ideato da un gruppo di giovani della zona. Si chiama “Brojo”, come qualcosa di “ingarbugliato” in dialetto, e lo scopo è collegare i paesi del territorio attraverso le tessere che il giocatore ha a disposizione. Il tutto è nato dal progetto “Groove”, un’iniziativa intercomunale che ormai da qualche anno stimola gruppi di giovani veronesi a mettersi – è proprio il caso di dirlo – in gioco. Stefano Lonardi, del gruppo “Sbam” di Sant’Anna, Fumane e Marano di Valpolicella, ci racconta come è nata l’idea. Insieme a lui Alessia Bonaldi, Daniele Riva, Alice Marchesini, Chiara Lonardi e Martina Tommasi, tutti fra i 21 e 27 anni.

Gruppo Sbam gioco Brojo
Il Gruppo Sbam, ideatore di Brojo

Da dove nasce l’idea di Brojo?

A dicembre dell’anno scorso io e gli altri membri del gruppo siamo stati selezionati per il progetto Groove. Il tema da seguire era “Giochi senza confini”, ma a dicembre 2020 ci sembrava difficile giocare dal vivo. Quindi abbiamo spostato l’obiettivo su qualcosa di più “culturale” e abbiamo pensato di sviluppare un gioco da tavolo, nonostante nessuno di noi avesse competenze specifiche. Era un salto nel buio.

Da dove siete partiti?

Abbiamo iniziato a stendere la plancia del gioco, prendendo ispirazione da altri già esistenti, che ci hanno mostrato alcuni nostri amici appassionati. Sul tabellone ci sono le varie località della Valpolicella: ogni giocatore ha l’obiettivo di completare le strade per collegare diversi paesi, mettendo giù a turno le tessere. Abbiamo anche inserito vari riferimenti al territorio: il ponte tibetano, un grappolo d’uva… Gli obiettivi dei giocatori spesso si incrociano e sovrappongono, per cui diventa un “brojo”.

Qualcuno vi ha aiutato?

Fondamentale è stato il grafico Alberto “Berto” Gianelli, a cui va davvero tanto merito. Ci hanno dato una grossa mano Nicola Dal Maso e gli educatori che ci hanno seguito nel progetto. A un certo punto ci siamo resi conto che i fondi a disposizione non erano sufficienti, ma ci hanno aiutato anche la Valpolicella Benaco Banca e il Comune di Dolcè. Grazie a loro siamo riusciti a completare la stampa di 50 copie. Poi la Cooperativa Hermete ci ha dato appoggio per le questioni burocratiche legate alla vendita, visto che loro hanno anche altri giochi legati al territorio.

Non è banale creare dal nulla un gioco da tavolo.

In effetti è stata un’impresa titanica. Alcuni di noi si conoscevano di vista, ma ci siamo conosciuti davvero solo quando ci siamo incontrati per il progetto. Ci siamo buttati in qualcosa di più grande di noi: in alcuni momenti abbiamo pensato che non ne saremmo venuti fuori. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

È partito un tour di presentazioni, con grande successo. Prossimo passo?

Con i soldi ricavati valuteremo una ristampa e, se ne rimarranno, li daremo in beneficenza.

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