Alberto Saddi non riesce a contenere in un elenco tutte le volte che la Lessinia l’ha rapito. Natura selvaggia e pura, una fauna variegata che per uno come lui, laureato in Conservazione Gestione del Patrimonio Naturale, è un caleidoscopio di suoni, di relazioni, di atteggiamenti da studiare e da difendere. “Conoscere per convivere” è il titolo che ha dato al suo progetto inserito in una piattaforma di crowdfunding da qualche settimana, veicolo principe per rendere pratico il suo sogno: quello di creare un documentario sulla fauna selvatica, sul rumore che fa quando vive un volpino, sulle danze impreviste che compiono i cervi, nella notte, credendo di non essere visti.

 

Alberto Saddi

Lavora al rifugio Novezzina sul Monte Baldo, ma il primo amore resta la Lessinia, quella “montagna povera” corollario di cime confuse che “è sempre una scoperta”. Il 32enne veronese, da tempo, grazie alle videotrappole, riesce a catturare i momenti intimi dell’altopiano lessinico, cogliendone i battiti leggeri disegnati dagli animali, che avvengono anche a pochi passi dai centri abitati. Per esempio, nei primi giorni di gennaio è riuscito a posizionare l’attrezzatura “nel punto giusto”: per una decina di giorni ha ripreso, o meglio come dice lui, “ammirato” un gruppo di sei cervi maschi vivere, cercare cibo, spostarsi nella neve, rispettare gerarchie non scritte. “Ampliare le vedute, alzare la qualità della convivenza” è il motivo che lo spinge, mantra sentimentale di fattura concreta perché lo sa, Alberto, che in Lessinia, come ovunque, non è tutto roseo. Lassù il lupo è un capitolo sempre inviso e le sue predazioni, in un contesto dove regna da tempi lontani l’allevamento brado, esacerbano tensioni mai sopite.

Oggi la situazione potrebbe sfociare in scenari peggiori: basta un emendamento al disegno di legge in materia di Legittima Difesa (a febbraio in discussione alla Camera) per estenderne gli effetti anche agli animali selvatici e rendere prassi normale (del tutto legale) l’uccisione di lupi. Il giovane appassionato di Lessinia (sua eterna”terra maestra”) a questo, come alle varie proposte per la riduzione dell’area parco in un’ottica di maggior antropizzazione, oppone la sua analisi poetica e insieme scientifica.

La volpe fotografata da Alberto lo scorso dicembre in Lessinia

Ad Alberto servono più o meno 2.000 euro (questo il budget da raggiungere con il suo crowdfunding, qui il link per donare) tra attrezzatura, postproduzione e analisi dati. L’idea è realizzare un cortometraggio di circa 20 minuti da presentare a festival di settore. Ma non solo: la mole di dati raccolti sarà analizzata e poi girata alle autorità competenti. Un panorama scientifico dal quale partire anche per progettare una gestione sostenibile della “convivenza tra attività agrosilvopastorali e fauna selvatica”. Il sogno immenso, quasi esagerato per essere confidato, rimane uno: quello di vedere la Lessinia, nei suoi respiri più intimi, magnificata come merita. “Magari – spiega Alberto – come patrimonio dell’Umanità”.