Si chiama Blu(e) ed è l’innovativo comunicatore “made in Italy” ideato dalla giovane start-up di Rovereto Needius per migliorare la qualità di vita di bambini, ragazzi e adulti per i quali l’utilizzo della parola è compromesso.

Non sempre le buone invenzioni, applicate alle moderne tecnologie, devono necessariamente arrivare da oltreoceano. È “made in Italy” l’innovativo comunicatore Blu(e) pensato dalla start-up di Rovereto Needius per migliorare la qualità di vita di bambini, ragazzi e adulti per i quali l’uso della parola è compromesso.

Il segreto per riuscire a rompere il silenzio in chi ha difficoltà a esprimersi è racchiuso tutto in un tablet: un quaderno, a sostituire quello di carta, sul cui schermo digitale sono disponibili simboli grafici e immagini, associati al suono di una voce personalizzata, da cliccare e modulare all’occorrenza per comporre frasi, facilitando appunto la comunicazione e rendendola più efficace.

Idea semplice, ma non banale e dalle interessanti potenzialità, tanto che il colosso coreano dell’hi-tech Samsung ha messo a disposizione dell’azienda roveretana, giovane perché nata appena lo scorso anno, la propria tavoletta Galaxy. Così il dispositivo, utile per la terapia e nella quotidianità, ha avuto l’opportunità di diffondersi nel territorio nazionale. E le richieste sono continue.

Questione di sensibilità nei confronti della disabilità e dei cosiddetti bisogni speciali. E dell’esperienza, maturata sul campo, dai tre soci fondatori di Needius: i trentini Nicola Filippi e Jacopo Giovanni Romani assieme al veronese Raffaele Ettrapini, psicologo ed esperto di autismo, che si sono conosciuti sui banchi dell’Università di Trento specializzandosi nel Laboratorio di osservazione, diagnosi e formazione della facoltà di Psicologia e Scienze cognitive.

«Il tablet è un ausilio unicamente comunicativo», premette Ettrapini. Questo non soltanto per distinguerlo dalle altre applicazioni in commercio, precisa, «ma per renderlo uno strumento riconosciuto dal Sistema sanitario nazionale, mutuabile su prescrizione dello specialista, e per azzerare il rischio che venga impiegato per scopi diversi da quelli per cui è stato pensato».

Creato per rispondere al bisogno comunicativo manifestato dai bambini con disturbo dello spettro autistico, lo speciale comunicatore ha ampliato le prospettive della comunicazione. Nella sua prima versione, va a rappresentare la base della piramide comunicativa: «È fruibile a tutti i livelli cognitivi e della comunicazione non verbale. Non richiede determinate competenze, perché tutti i simboli, gli stessi della Comunicazione aumentativa alternativa (Caa), sono racchiusi in un’unica schermata: un bimbo può in tale maniera scegliere di selezionare una singola immagine o di pronunciare una frase completa».

I simboli sono stati disegnati dalla cooperativa sociale Il ponte di Rovereto, grazie a un progetto di inserimento lavorativo rivolto a persone disabili esperte di grafica; mentre le voci che pronunciano le parole, naturali e non sintetizzate, sono suddivise per genere, maschile e femminile, e per fascia di età per aumentare l’empatia nel messaggio comunicativo. Punto di forza del progetto, evidenzia ancora Ettrapini, è la metrica: «Ogni volta che l’utilizzatore digita un simbolo, viene registrato dal sistema. Attraverso grafici e tabelle, è possibile vedere come viene usato l’apparecchio nel contesto familiare, scolastico, terapeutico e quali sono i progressi raggiunti nel tempo». Dati che i familiari e il terapista possono monitorare costantemente e che diventano utili per rendere migliore lo strumento, proseguendo la ricerca in collaborazione con l’Ateneo trentino.

La speciale tavoletta può essere impiegata anche per facilitare l’inserimento scolastico, per strutturare interventi di pre-lettura o per una fase di prima alfabetizzazione in stranieri che non conoscono l’italiano. A qualsiasi età, dai più piccoli agli adulti, complice la versatilità e la capacità di personalizzazione nei contenuti. Con la prospettiva, conclude lo psicologo, di ulteriore implementazione: per ottimizzare il prodotto e renderlo fruibile, da tutti con una distribuzione capillare.