Il Veneto da molti anni è all’avanguardia in Italia e in Europa per l’organizzazione dell’assistenza alle persone con diabete.

Per migliorare ulteriormente la cura della malattia, che interessa circa 250 mila veneti e circa 50 mila veronesi (senza contare i 25 mila veronesi affetti dalla malattia senza saperlo), la Regione Veneto promosso circa un anno fa un Progetto Obiettivo sul diabete la cui stesura ha visto come protagonisti molti veronesi (politici, diabetologi, pediatri, medici di famiglia, dietisti, infermieri, rappresentanti delle associazioni delle persone con diabete).

Il Progetto prevede specifici piani di azione da parte delle Aziende Ospedaliere e delle ASL del Veneto in particolare per la prevenzione e la cura del cosiddetto “piede diabetico”, una temibile complicanza della malattia che può causare disabilità permanenti quando richiede amputazioni estese (piede, gamba).

Si calcola che nel corso della vita circa il 15% dei diabetici sviluppi lesioni più o meno severe ai piedi. Ciò comporta spese ingenti per il Servizio Sanitario Regionale. La prevenzione si basa essenzialmente sull’educazione delle persone con diabete a porre particolare attenzione ai piedi e ad osservare semplici norme igieniche (vedi il decalogo qui a fianco), oltre che alla frequente ispezione dei piedi da parte del medico di famiglia e del team diabetologico per rilevare prontamente condizioni di rischio e lesioni incipienti.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona da oltre 20 anni si dedica alla cura del “piede diabetico” con l’impegno del personale medico e infermieristico del reparto di Endocrinologia e Malattie Metaboliche, diretto dal Prof. Enzo Bonora. La cura dei casi più complessi di “piede diabetico” richiede l’azione coordinata di molti specialisti con competenze specifiche per questa patologia: diabetologi, chirurghi plastici, ortopedici, chirurghi vascolari, infettivologi, radiologi interventisti.

Per tale motivo l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona ha costituito un gruppo multidisciplinare che include specialisti quali i diabetologi, il chirurgo plastico, gli ortopedici, il chirurgo vascolare, l’infettivologo, i radiologi interventisti, oltre a vari infermieri esperti di lesioni ai piedi.

E’ universalmente riconosciuto che solo un approccio multidisciplinare da parte di un team dedicato e compassionevole, con l’utilizzo delle procedure diagnostiche e terapeutiche più moderne, possa portare a guarigione le lesioni più severe e che solo un’efficace strategia di prevenzione, basata su una stretta interazione fra specialisti e medici di famiglia e fra ospedale e territorio, possa drasticamente ridimensionare un fenomeno talora devastante e gravato da elevatissimi costi sociali e sanitari, pubblici e personali, economici e morali.

Giovanna Pirana

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