Il 19 maggio scorso è stato inaugurato e riaperto al pubblico dopo un anno di restauro il Forte Monte Tesoro, situato nel Comune di Sant’Anna d’Alfaedo. Un imponente baluardo difensivo costruito dal Genio italiano nel 1905 che oggi si candida al ruolo importante di elemento catalizzatore in ambito turistico. Ne abbiamo parlato con l’architetto veronese Fiorenzo Meneghelli, progettista e direttore dei lavori.

Ha ritrovato il suo originale splendore e si è riappropriato di quel suo inconfondibile ruolo di vedetta sul territorio veronese che gli è sempre appartenuto, fin dalla sua progettazione e costruzione, nel 1905, da parte del Genio italiano. Forte Monte Tesoro, inaugurato e riaperto al pubblico lo scorso 19 maggio alla presenza di numerose autorità istituzionali e molti cittadini, ha tutte le carte in regola per diventare una delle “porte” di accesso principali della Lessinia e anello di congiunzione in chiave turistica tra la montagna veronese, il lago e la città d’arte, salendo dalle vallate di Valpantena e Valpolicella. Non solo. Grazie a un protocollo d’intesa firmato sempre il 19 maggio dal sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo, Raffello Campostrini, e dal direttore della Fondazione museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi – della durata di tre anni – Forte Monte Tesoro collega idealmente tutta la linea dei forti costruiti nel veronese e quelli del Trentino. A promuovere il sodalizio tra le due parti è stato l’architetto veronese Fiorenzo Meneghelli, che ha curato anche il recupero del forte, assieme all’associazione culturale Tesoro della Lessinia presieduta da Carmine Marconi e promotrice del seminario di studio durante il quale è stato firmato il documento.

Architetto Meneghelli, questo gioiello sembra essere al centro di un programma articolato di valorizzazione territoriale…

Sì, articolato su due livelli: il primo di ambito locale, in cui il forte è concepito quale centro della rete dei luoghi d’interesse storico e archeologico, culturale, ambientale e di promozione delle tipicità produttive presenti nel Parco regionale della Lessinia; il secondo, a scala territoriale più ampia, nel quale questa rete di luoghi d’interesse della montagna veronese viene collegata all’area trentina e a quella compresa tra il lago di Garda, la Valpolicella e la città. Si tratta di una nuova opportunità per l’area montana di promuovere un equilibrato sviluppo socio-economico attento alla peculiarità del territorio.

Quando sono iniziati i lavori di recupero della struttura?

Nel 2016, dopo che il forte era passato dal demanio al Comune a fine 2013 grazie al cosiddetto federalismo culturale, e si sono conclusi all’inizio del 2018. I lavori sono stati ispirati a criteri di “compatibilità e sostenibilità” nel rispetto del contesto in cui si opera al fine di tutelare il patrimonio storico, ambientale e paesaggistico in cui è inserito.

Com’è strutturato il forte?

Si dispone su un’area di 154.640 metri quadrati in cui sono presenti il forte, le caserme e altri edifici di servizio. Il forte è strutturato su tre livelli, tutti fruibili e dotati di impianti tecnologici che ne consentono la piena fruizioni degli spazi che sono conservati nel loro impianto storico e formale. Attraverso una galleria, in acciaio corten che attraversa le murature in calcestruzzo e il terrapieno, si accede alla copertura dove sono posti i modelli delle cupole corazzate, per ammirare a 360 gradi un paesaggio che spazia dalla pianura padana al lago di Garda, dal monte Baldo ai monti Lessini e sullo sfondo le montagne Trentine.

Perché i forti veronesi hanno un valore storico e sociale così importante per la Lessinia?

La militarizzazione della montagna veronese, avvenuta nel periodo della Grande Guerra, ha portato a profonde trasformazioni del territorio. In quegli anni l’area agro-pastorale viene interessata da un vasto programma di opere: forti, trincee, caserme, comandi, ospedali, panifici, magazzini, laboratori, polveriere, nonché strade, ponti, acquedotti, linee telefoniche e telegrafiche…Sulle montagne della Lessinia si costruirono, tra il 1908 e il 1911, i forti corazzati Masua, Tesoro, Santa Viola e Castelletto. Il sistema fortificato della Lessinia va quindi considerato quale parte integrante di un patrimonio storico-architettonico, ambientale e sociale, la cui valorizzazione deve coinvolgere l’intero territorio.

Quali sono i prossimi interventi in programma?

Il recupero delle caserme, che forniranno servizi al turismo culturale, ambientale e del tempo libero, dell’area lessinica e delle aree vicine. La sistemazione della vasta area boscata del monte sarà inserita in un centro per la didattica, la formazione ambientale e la conservazione della biodiversità. Le attività previste di carattere culturale, turistiche di promozione delle tipicità produttive presenti nel territorio sono state considerate, infatti, come un fattore trainate per lo sviluppo sostenibile dell’area.