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Immaginatevi nei primi decenni del 1400. Un periodo foriero di grandi cambiamenti, sia sociali che di interscambio di potenze tra Imperi vecchi e nuovi che si stavano formando. Venezia era una di questi, potenza già affermata sul mare ma che intendeva espandersi anche sulla terraferma. C’era una città, però, che non voleva sottomettersi ai veneziani: Brescia, sotto la guida del capitano di ventura Niccolò Piccino (al soldo del ducato di Milano) teneva duro, sconfiggendo di volta in volta gli eserciti veneti che si presentavano sotto le sue mura.

Venezia era a un bivio ma Verona cosa c’entrava in tutta questa storia? Ebbene, provate a pensare adesso a una flotta composta da 25 imbarcazioni, più sei galee e due fregate che salpano da Venezia, imboccano la foce dell’Adige a Sottomarina e risalgono il fiume fino a fare rifornimento nel porto fluviale della nostra città. Fu qui che vennero applicati dei galleggianti alle imbarcazioni per ridurne il pescaggio e proseguire il viaggio verso la Chiusa di Ceraino nei pressi di Rovereto. Dove sta la genialità di un’impresa che divenne presto conosciuta in tutta Europa? Eccovi la risposta: la flotta venne tirata a secco, grazie a dei nuovi macchinari che costarono alla Repubblica la cifra monstre di 15.000 ducati. Nell’impresa vennero coinvolti centinaia di operai, falegnami e carpentieri. Grazie a circa duemila buoi venne spianata la strada per far proseguire verso il Lago di Garda le navi sopra a tronchi d’albero trasformati in rulli.

Dite che i bresciani non si fossero accorti di nulla? Chiaramente un trambusto del genere li mise subito in allerta e gli permise di organizzare le difese. Tre grandi battaglie navali si combatterono sul Lago di Garda e solo l’ultima vide i veneti prevalere sui lombardi. Alcune scene di quest’ultimo scontro vennero riprese dal Tintoretto in un’opera che è ancora presente sul soffitto della Sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale di Venezia.

Tutto qui? No, perché questo episodio venne celebrato anche da Paperino, in un fumetto pubblicato su un Topolino del 1983 (dal titolo “Paperin de la Ventura”) certificando ai posteri l’epicità di un’impresa militare unica nel suo genere.

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