valpantena

Chiusa tra le colline, eterna periferia della città, la Valpantena ha sofferto la sua conformazione geografica più delle  “sorelle” Val d’Illasi e Valpolicella. Una riflessione sul suo futuro ora che l’ipotesi Traforo, per come era stato pensato, sembra definitivamente tramontare.

Per l’ennesima volta un tir straniero sbaglia strada e anziché in Valpantena si trova in Val di Illasi. «Errore del GPS, il dispositivo che dovrebbe permettere agli autisti di sapere in ogni momento dove si trovano e dare indicazioni esatte di dove andare» è la motivazione che va per la maggiore e che mette il cuore in pace dei valpantenesi. Eppure succede spesso, stando alle testimonianze.

Parafrasando Alessandro Anderloni che stando al racconto «La Leggenda di Lessinia e il Montebaldo» da loro fa discendere tre figlie la Val d’Illasi, la Valpolicella e la Valpantena, destinata a rimanere la «Cenerentola», ossia la più piccola, meno valutata, valorizzata e segnalata. In effetti la Val d’Illasi è aperta verso la Pianura Padana e guarda Venezia a cui sottostava ai tempi della Serenissima; la Valpolicella è aperta verso il Lago di Garda, il Brennero e il Nord Europa, mentre la Valpantena, si affaccia sulla città e, per la sua conformazione geologica, è chiusa tra le colline. Forse anche per questo non riesce a vantare i diritti delle due sorelle.

Ci sono stati politici e studiosi del recente passato (1991, Avvocato Renato Gozzi e il geografo internazionale Eugenio Turri) che, sul futuro di questa vallata, mettevano in guardia le giovani generazioni. Il rischio era: «essere risucchiati dalla città (quindi la Valpantena eterna periferia di Verona ndr) perdendo la propria autonomia» se non si interveniva «con grande determinazione vantare secoli di identità propria e portare avanti l’indipendenza e la tipicità della Valpantena».

Stiamo parlando di una vallata in cui vi abitano all’incirca 28mila persone. Grezzana con le sue numerose ville e i suoi insediamenti produttivi fino agli anni Novanta ha sempre fatto da traino. Qui vivono, tuttora, imprenditori, anche giovani, molto bravi impegnati nello sviluppo delle loro aziende. Altri laureati e specializzati (tra questi molti giovani) hanno scelto di vivere e lavorare all’estero «troppo piccola la Valpantena per consentire di realizzare i loro progetti sogni» (i residenti in area AIRE sono oltre 400), quasi tutti lontani dalla “res” pubblica.

La Valpantena ha perso il treno anche per il Traforo. Nel 1998 era partita da Grezzana una raccolta di firme, a cui è seguito lo stanziamento di 103milioni di lire da parte della società Serenissima, caldeggiato da Provincia e Comune di Verona. Nel frattempo il mondo imprenditoriale è cambiato. Pertanto, a mio avviso, il mega progetto del Traforo (a due canne con uscita a Parona, la cui strada che per arrivare all’ospedale di Borgo Trento, già senza Traforo è molto trafficata) sarebbe stato sproporzionato rispetto alle attuali esigenze (non ci sono TIR che attraversano la città e Via Mameli, per venire in Valpantena, salvo quelli che sbagliano strada) e quelle future.

Per la Valpantena, non si intravvedono importanti prospettive imprenditoriali ed è stato costruito ovunque. Alcuni parlano di portare in Valpantena il turismo. Beh allora forse davvero il Traforo non è importante. Servirebbero politici ed esperti in grado di disegnare progetti fattibili e sostenibili. Dell’ultima ora è che Grezzana ha perso anche la sede del Gal, l’Ente che eroga fondi dell’Unione Europea: anche questa ha scelto la Valle di Illasi come nuova casa.