Presentato oggi il primo piano organico della Regione contro il Gioco D’Azzardo Patologico che prevede un supporto alle Ulss di 5,3 milioni. Tantissimi i veronesi che iniziano con un innocuo Gratta e Vinci e poi finiscono per appendere le loro vite a quelle schedine.

Conti prosciugati, legami sociali desertificati. «La tassa sulla stupidità», la chiamava Cavour, alcuni l’hanno ribattezzata, con più amore del vero, la tassa sulla fragilità. Il gioco d’azzardo è un problema dai profili sfaccettati ma dalle misure sempre più traboccanti. Da un lato i costi sanitari pesanti per far fronte alla dilagante ludopatia, dall’altro uno Stato accusato di eccessiva timidezza quando si tratta di mettere mano al tema scottante dell’azzardo e, in particolare, ai suoi ricavi.

Fino al 31 dicembre scorso c’era una macchinetta ogni 147 italiani, per un totale di oltre 407 mila slot machine in giro per tutto lo stivale, poi la norma nella legge di stabilità del 2016 che prometteva di arrivare al 2019 con un numero inferiore del 30%. Il tempo passa e continua a mietere vittime il business dei biscazzieri, cresciuto in maniera esponenziale proprio negli ani della crisi.

Il Piano Regionale contro il Gioco D’Azzardo Patologico presentato oggi a Palazzo Balbi apre quantomeno qualche spiraglio. 5,3 milioni di euro tra fondi nazionali e regionali in supporto alle Ulss, quanto previsto dal primo piano organico di prevenzione e contrasto delle dipendenze da azzardo. La giunta a breve varerà anche una proposta di legge per dare continuità agli interventi. In Veneto sono 32.500 i giocatori stimati, dei quali solo il 15% si rivolge ai servizi Sociali.

I numeri fanno rabbrividire anche nella città scaligera Verona, dove ogni giorno le sale slot sono 5.894 tra bar, tabaccherie edicole e circoli. Tanti iniziano con un innocuo Gratta e Vinci e poi finiscono per appendere la loro vita a quelle schedine. 5 milioni quelle vendute in città, 20 nella provincia per una spesa annua di 27 milioni e mezzo nel capoluogo e 105 milioni sull’intero territorio scaligero.

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