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Ha preso il via questa mattina la decima edizione del forum economico eurasiatico di Verona. Tanti gli ospiti importanti del mondo della politica e dell’impresa delle due macro aree interessate. Soddisfatto il sindaco di Verona Sboarina che rivendica il ruolo strategico della città come porta d’accesso ai mercati eurasiatici

“Utilizzare la diplomazia del business per condizionare le scelte della politica internazionale che in questo periodo non sembrano giovare agli scambi tra due aree macroaree che invece sono complementari tra loro”.

È questo l’obiettivo dichiarato del Forum Eurasiatico, giunto alla sua decima edizione, che è stato inaugurato questa mattina dalla sottosegretaria alla Presidenza del consiglio Maria Elena Boschi e che proseguirà anche nella giornata di domani presso il Palazzo della Gran Guardia, a Verona.

Oltre 1000 imprese (+ 75 % rispetto al 2016), 60 speaker e 25 nazioni rappresentate per un interscambio Italia-Unione economica eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) che nonostante le difficoltà del triennio 2013-2016, è riuscito a crescere nei primi otto mesi di quest’anno del 22,7%, un miliardo in più rispetto allo scorso anno.

Sul palco oltre alla Boschi anche l’ex presidente del consiglio Romano Prodi, l’ex cancelliere tedesco Schroder, l’imprenditrice e presidente ENI Emma Marcegaglia e tanti altri ospiti moderati dal presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia Antonio Fallico.

DICHIARAZIONI

Maria Elena Boschi: 

“Il contesto internazionale è in mutamento e va in una direzione inaspettata. Solo fino a poco tempo fa non sarebbe stato immaginabile che, più o meno nelle stesse ore, Trump giurando richiamasse misure di carattere protezionistico, e contestualmente Xi Jinping parlasse degli effetti positivi del libero mercato a Davos. Così come non ci si aspettava che gli Stati Uniti mettessero in discussione gli accordi di Parigi, proprio mentre la Cina rilancia una svolta ecologista e sostenibile, in questi giorni anche nella discussione del Partito Comunista”. Così la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, in apertura del X Forum Economico Eurasiatico in corso oggi e domani a Verona. “Questo cambiamento – ha concluso Boschi – ci impone di svolgere un ruolo diverso, verso il confronto di carattere politico, culturale e commerciale diretto al mondo asiatico e a quello russo”.

Romano Prodi:

“L’Unione europea deve recuperare autonomia e avere un rapporto paritario con gli Usa, perché spesso viene trascinata in decisioni solitarie anche quando queste comportano i sacrifici maggiori prima di tutto per se stessa. Dividere l’Europa dalla Russia è da parte degli Stati Uniti un errore storicamente incomprensibile e oggi ci troviamo schiacciati da una politica che non abbiamo deciso noi”. Lo ha detto oggi in apertura del X Forum economico Eurasiatico di Verona il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Romano Prodi. “Non sono per niente soddisfatto dei rapporti che abbiamo con la Russia e l’Eurasia – ha aggiunto l’ex premier -, la Russia ha bisogno di noi e noi di loro, ma nonostante gli interessi comuni la crisi nelle relazioni ha determinato una contrazione della quota degli scambi tra Ue e Unione eurasiatica, passata dall’8,3% del 2012 al 4,8% del 2016. La ripresa di questo semestre impressiona ma c’è molto da lavorare prima di arrivare ai livelli del 2013. Il risultato – ha proseguito Prodi – è che la Russia e l’Eurasia guardano sempre più a Est e bisogna fare attenzione perché se queste tendenze durano a lungo diventano permanenti. La politica americana oggi offre un senso di insicurezza, anche se la tensione con la Russia c’è non solo oggi con Trump, ma c’era pure con Bush e Obama Per questo – ha concluso – dobbiamo riflettere sulle difficoltà a rovesciare questo tipo di approccio”.

Gerhard Schröder:

“Gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, la Germania in primis ha bisogno di una Russia prosperosa e florida. Per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni”. Lo ha detto oggi Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco e presidente del Consiglio di amministrazione di Rosneft, intervenuto al X Forum Eurasiatico in corso oggi e domani a Verona. “Gli interessi di Europa e Stati Uniti in Russia – ha proseguito – sono divergenti e devono essere interpretati. Gli Usa pensano che si possa isolare la Russia, ciò non ha senso dal punto di vista politico ed è pericoloso dal punto di vista economico. E la Russia non può tollerare questo isolamento. Anche negli anni della Guerra Fredda – ha concluso Schröder – abbiamo stipulato contratti e accordi con l’Unione Sovietica che hanno consentito di continuare ad approvvigionare la Germania e l’Europa dal punto di vista energetico. Quando si arriva ad una rottura politica le conseguenze non sono prevedibili. In queste situazioni l’economia ha il compito di assicurare il dialogo e la politica deve ascoltare. Questa è la ragione per cui ho accettato, nonostante le critiche, questo importante incarico nel consiglio di amministrazione di Rosneft: in questa situazione è importante mostrare la propensione al dialogo”.

Antonio Fallico:

“Oggi, nella previsione di un Pil positivo dell’economia mondiale negli anni 2017-2018, abbiamo la tentazione di non riflettere sul fatto che questa ripresa è soltanto congiunturale perché la crisi strutturale degli anni precedenti è ancora in agguato e ha una fenomenologia carsica: continua a erodere e a scavare come l’acqua”. Lo ha detto oggi, in apertura del 10° Forum economico Eurasiatico di Verona, il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia. Per l’ideatore del Forum: “L’economia mondiale ha bisogno di riforme profonde capaci di interpretare l’esigenza di uno sviluppo economico-sociale equo, inclusivo e aperto alle nuove frontiere dell’Est e dell’attuale ruolo geopolitico della Grande Eurasia, da Lisbona a Vladivostok e a Singapore. Essa – ha proseguito – deve essere congiunta a una nuova governance internazionale, che dovrebbe scaturire anche da un radicale cambiamento strategico della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale”.

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