In Italia ci sono circa 20 milioni di giocatori d’azzardo ricreativi, 2 di problematici e un altro milione e mezzo considerabile patologico, nel solo territorio veronese sono presenti 138 sale videolottery, 3 sale bingo e un centinaio di sale scommesse.
Illusione, stress da gioco, perdita del senso della realtà e depressione. Di questo e di molto altro si è parlato in 2 importanti convegni del mese di marzo, nei quali diversi specialisti e psicologi hanno cercato di spiegare cosa porta un padre di famiglia piuttosto che un giovane a diventare schiavo di una slot machines.
Il 15 marzo nella Loggia “Fra Giocondo” di Piazza dei Signori si è tenuto il primo dei due appuntamenti, organizzato da FIDAPA, patrocinato da Comune e Provincia e fortemente voluto anche dal Sindaco Tosi.
Sul palco accanto alla conduttrice televisiva e presentatrice di giornata Elisabetta Gallina, quattro ospiti hanno spiegato e analizzato le conseguenze di questa dipendenza sull’individuo e sul suo nucleo familiare.
“È da intendersi gioco d’azzardo quell’attività che presenta un grande margine di incertezza e si presta a scommesse sul suo risultato finale. Sono da prendere in considerazione qualsivoglia tipologia di gioco a puntata e apparecchio” spiega il dott. Maurizio Gomma, Direttore Responsabile del Dipartimento delle Dipendenze, precisando come “la grandezza del fenomeno l’ha portato a divenire a tutti gli effetti piaga sociale del Belpaese”.
È un sistema quello dell’azzardo studiato alla perfezione: bassa è l’abilità richiesta e alto il coinvolgimento, breve il tempo che intercorre tra le giocate e alto il rapporto tra queste e la vincita.
Il principale motore di questa macchina è la slot machines ed il suo recente accrescimento in termini di numero e di qualità, è solamente una delle ragioni che ha portato innumerevoli individui a perdere il senso della realtà oltre ad una montagna di soldi. Proprio quando si arriva a toccare il fondo, sgretolando tutte le relazioni socio-familiari, scatta l’intervento di specialisti come Giuliana Guadagnini, la quale ha precisato come l’intervento di uno psicologo e l’inizio di un percorso di recupero, tramite una terapia cognitivo-comportamentale, inizia con la richiesta d’aiuto del soggetto o, nella maggior parte dei casi, di un suo familiare. Infatti, ha continuato la dottoressa, la persona affetta da ludopatia non ne è consapevole, poiché ritiene di avere la situazione sotto controllo e soprattutto di riuscire a capire i meccanismi dell’azzardo, con il fine di trarne un vantaggio economico.
Soffermandosi sul ruolo gravoso che gioca la pubblicità nei giocatori patologici, la psicologa ha realizzato che vi sono alcuni spot televisivi che hanno la capacità di provocare “strani impulsi” in specifici soggetti predisposti e particolarmente vulnerabili, spingendoli dapprima a provare il gioco per poi, nel lungo periodo, diventarne schiavi.
Forse è proprio la presunzione, perlopiù dettata dall’ignoranza, di poter capire le dinamiche del gioco, la locomotiva di questo treno carico di sofferenza e depressione come concludendo ci conferma la dottoressa: “Il giocatore spesso si rifugia nell’azzardo per compensare un aspetto depressivo della propria vita , ottenendo nel tempo un effetto contrario che lo va a rinforzare”.
Una carrellata di dati e informazioni molto utili sono stati forniti dal relatore Gianfranco Zuliani: “Nell’anno 2011 le sole slot machines negli esercizi pubblici sono raddoppiate e sul territorio nazionale ne vengono stimate 40.000 unità”.
Ma è davvero impossibile avere la meglio su una slot machines? Si, Per un giocatore abituale, ha spiegato Zuliani, poiché è vero che esiste un’alta percentuale di restituzione dell’apparecchio, pari al 75% (negli esercizi pubblici) dell’incasso totale, ma l’aspetto fondamentale che la quasi totalità dei dipendenti ignora, è che questa restituzione avviene su un totale di 140.000 giocate e il rapporto cresce in maniera significativa se si parla di videolottery: 85% in 5 milioni di giocate.
Il Sovrintende della Polizia Amministrativa ha sottolineato quindi l’impegno costante nel vietare il gioco ai minori, riportando però la triste verità quale è il gioco online, per cui risulta impossibile viste le dinamiche e la vastità della rete, oltre ad una facilità di registrazione online, un controllo totale. Riflessioni importanti sono arrivate anche dall’avvocato Gianfranco Spiazzi “nei Casinò chi vince, pensa di aver avuto la meglio sul banco, ignorando invece che ha appena vinto i soldi persi dal vicino”, e dopo aver spiegato come un giocatore patologico sia considerabile alla pari di un tossicodipendente, ha analizzato il ruolo dello Stato in materia: “Nel 2009 è stato liberalizzato il mercato del gioco e più di una voce sostiene che in fondo l’entrata derivante dall’attività azzarduale sia un business”. Dati alla mano annualmente lo Stato percepisce sui 9 miliardi di € da questa realtà, considerando però che questa cifra è pari ad un decimo del fatturato totale e che soprattutto sgretola tutti gli ambiti relazionali si può capire la smisurata grandezza del mercato che c’è alle spalle. “Chi ha investito sull’azzardo ha fatto un affare”, ha detto senza mezzi termini il dottor Alessandro Pilan all’evento del 20 marzo dal tema “Dall’illusione all’angoscia della vincita: la dipendenza da gioco d’azzardo”, organizzato da Rete Prospettiva e che ha portato al “Centro Civico Tommasoli” diversi genitori e professori di scuole veronesi, intenzionati a formarsi su questo importante argomento.
Pilan lavora insieme alla dottoressa e relatrice, Dott.ssa Giorgia Bogoni in un centro nel vicentino che riceve e presta un percorso di recupero ai giocatori patologici.
I due hanno esposto le fasi che vive una persona affetta da GAP (Gioco d’azzardo patologico n.d.r.) per poi concentrarsi sulla facilità con cui un giovane cada in questo vortice. La prima fase è quella della vincita, durante la quale si entra nel mondo fatato dell’azzardo e che porta sempre, di conseguenza, all’illusione. Le prime perdite, la ricerca disperata di denaro, le perdite più importanti e la disperazione sono gli ultimi gradini che portano un paziente, nel migliore dei casi, alla richiesta d’aiuto.
L’espansione del GAP rischia davvero di divenire un dramma sociale, e oltre alle informazioni lasciate a scopo preventivo i due dottori lanciano un messaggio a chi gestisce questa realtà: “Si deve togliere completamente la pubblicità del gioco, per il semplice motivo che rivela parzialmente la verità, mette in allarme spiegando che può creare dipendenza, ma in alcun spot non viene mai citato l’aspetto fondante: se continuerai a giocare, continuerai a perdere. Ci vogliono molta più moderazione a attenzione, e bisogna distruggere l’illusione che con il gioco d’azzardo ci si possa arricchire”.

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