Villa Bernini Buri è una villa veneta che si trova in località Molini di San Michele Extra ed è nota per il suo grande parco, sede della Festa dei Popoli. Una villa che nel Settecento fu salotto dell’aristocrazia, nell’Ottocento fiorente centro culturale e agricolo. Nel terzo millennio è in comodato d’uso all’Associazione Villa Buri onlus.

Il complesso. La casa padronale, con la facciata principale rivolta a sud, si presenta con i finestroni classici che incorniciano il corpo centrale, appena sopra il poggiolo (in ferro battuto) del piano nobile, mentre, tra quattro guglie, svetta l’attico con lo stemma della famiglia Buri: un’orsa rampante. Due ali avanzate ai lati, disegnano una corte. La facciata a nord è più semplice: la parte centrale è decorata da stucchi, ai lati due grandi pigne e poi il poggiolo al secondo piano. Completano la casa padronale la cappella, i rustici, le scuderie, le abitazioni del fattore (ora di un privato), la barchessa e il parco all’inglese che si estende per circa 13 ettari e confluisce nel parco comunale «Bosco Buri» sulle sponde dell’Adige.

La storia. A costruire la Villa, secondo la tradizione, è stato Gian Antonio Spolverini, agli inizi del ‘600, su disegno di Domenico Brugnoli, architetto discepolo del Sanmicheli, anche se, secondo gli studiosi, già nel 1574 vi viveva la famiglia Buri. Famiglia che ha eseguito importanti interventi di bonifica nella campagna ed arricchito la casa padronale di arredi e dipinti di pregio. La prima notizia storica di Villa Buri, risale al 1738: il duca di Lorena e la consorte Maria Teresa, regina d’Ungheria e Arciduchessa d’Austria vi abitarono (28 giorni) per evitare il contagio della peste. Giovanni Danese Buri, agli inizi dell’Ottocento realizzò il parco e il giardino all’inglese, guadagnandosi il riconoscimento degli intellettuali Ippolito Pindemonte e Luigi Mabil. Nel 1844 in Villa Buri ci furono le truppe austriache. Giuseppe Bernini Buri (1921) fu l’ultimo conte a vivere nella villa, che durante la Seconda Guerra Mondiale venne invasa dai tedeschi. Nel 1945 (dopo il 25 aprile) venne saccheggiata dai concittadini. Nel 1953 Mario Mazza, uno dei fondatori dell’Associazione Scout (ASCI) si trasferì con la moglie e la cognata a Villa Buri, realizzando un collegio (un’ottantina di ragazzi). Nel 1959 Mazza morì, il collegio venne chiuso e la Villa svuotata di tutto. Nel 1961 i Bernini Buri affittarono e poi (1971) vendettero la villa con 20 ettari di terra, ai Fratelli della Sacra Famiglia di Chieri, che trasformarono la casa padronale in un seminario, soltanto più tardi (1984) la aprirono ad iniziative socio culturali esterne (una scuola media diocesana e un Centro per bambini). Nel 2000 i padri della Sacra famiglia misero in vendita la villa, che nel 2002 venne acquistata da Marina Salomon e Marco Benatti.

I proprietari. Dell’antica famiglia veronese Buri si trovano tracce già nel 1262: frate Fino de’ Buri era priore del monastero agostiniano a Santa Eufemia. Nel 1405 Galvano Buri fu uno dei capi del Collegio dei notai e i suoi discendenti ottennero dai veneziani il titolo di «conti». In seguito, secondo gli studiosi, i conti Buri, ottenuto il permesso dei veneziani, costruirono la villa in riva all’Adige. La loro storia poi si perde, fintantoché Girolamo Buri sposò Isotta Spolverini (1776) e il figlio Giovanni Danese Buri investì nel parco e nel giardino. Nel 1880 morì l’ultimo dei Buri: il genero Bernini ne assunse il casato. L’ultimo conte Giuseppe Bernini Buri (iscritto al Partito Nazionale Fascista) abitava nella villa che era ancora nel suo pieno splendore. Appena finita la guerra la famiglia Buri Bernini (ancora sfollata) subì un grande saccheggio dalla popolazione locale e non tornò più: ospitò gli alluvionati del Polesine (1951-1953) e nel 1961, affittò il complesso ai frati della Sacra famiglia, i quali restaurarono la villa, i fabbricati rurali e il parco. I Buri Bernini, nel 1971, vendettero la proprietà in parte al comune e in parte all’ordine della Sacra Famiglia. I Fratelli, nel 2000, dati gli alti costi di gestione, decisero di vendere. I rappresentanti di varie associazioni (2001) valutarono l’opportunità di acquistare per crearvi un «Grande parco Culturale». Il progetto prevedeva la creazione di uno spazio, dove promuovere ed accogliere iniziative culturali inerenti l’ambiente, la pace, l’economia e la giustizia, temi prediletti anche dagli imprenditori Marina Salamon e Marco Benatti, i quali acquistarono (2002) la proprietà che cedettero in comodato all’Associazione Villa Buri Onlus (costituitasi nel 2003), attualmente presieduta da Silvano Brait.

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