Si sono seduti comunque davanti a Villa Francescatti, per dare sfogo al loro dissenso. Anche se qualche tempo fa la Curia aveva fatto sapere a mezzo stampa che non ci avrebbe ripensato. I termini del contratto sono chiari.

Dal 2007  il vescovo Zenti cerca di riprendersi la villa cinquecentesca affidata da oltre trent’anni al Centro di cooperazione giovanile internazionale che gestisce lo storico ostello della gioventù. Annunciato da tempo anche sui social, oggi, il sit-in promosso dall’Area Liberal e Verona Si Muove si è lasciato guardare dalle 11 fino alle 14.

Una protesta semplice e chiara contro la chiusura dell’ostello che, dopo continui rinvii, dovrà essere riconsegnato al legittimo proprietario, ovvero la Diocesi entro la fine del 2017. Tra le fila dei manifestanti anche lei, Michela Sironi, sindaco di Verona dal 1994 al 2002.

Le ragioni del sit-in sarebbero due. La prima trova radici storiche nella destinazione d’uso che per vincolo perpetuo dovrebbe essere rivolta alla ospitalità dei giovani, così come dalle disposizioni di chi donò alla Curia la villa.

L’altro motivo ha ragioni dal profilo più economico visto che, ristrutturazione dopo ristrutturazione con i soldi pubblici, la Diocesi avrebbe ora tra le mani un vero gioiello.

Tra le preoccupazioni dei manifestanti anche il fatto che verrebbe a mancare un fondamentale tassello per il turismo in città. Ma Verona non rimarrà orfana di ostello, ha assicurato stamattina il Comune che ha promesso un’alternativa, entro il 2018, a Porta Palio.

 

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