La Villa si trova ad Est della Valpantena, nell’omonima contrada di Santa Maria in Stelle. Una grande tenuta che, oltre ad avere tracce romane, come affermano gli studiosi,  porta con se grandi storie, a partire dalle vicende di Giusto Giusti, per finire con la famiglia Melloni che vi abita e cerca di farla rivivere al meglio.

Villa Giusti, Melloni, immersa in un parco di sei ettari, è importante per la dimora padronale, voluta da Giusto Giusti (tra il 1560-1580) e secondo gli studiosi, realizzata su progetto di  Bernardino Brugnoli, un aiutante del Sanmicheli. Nell’affresco della facciata, di Paolo Farinati, pittore veronese del ‘500, figure allegoriche femminili incorniciano gli stemmi dei casati degli Emilei e Pompei ai lati e al centro quello dei Giusti, proprietari fino all’inizio dell’Ottocento.

La Villa. Ancora oggi nel complesso edilizio spicca la sobrietà architettonica della casa padronale, tipica del Sanmicheli, che si abbina alla torre con i suoi pinnacoli merlati e all’attigua casa (edifici già preesistenti), con il portico d’accesso e i suoi nove archi sormontati da mascheroni. Una fontana con la statua di Bacco, abbellisce la corte che conduce al viale dei cipressi (120 alberi), lungo il quale si incontra un’altra fontana corredata da un animale fantastico.

Al  piano terra della villa (un tempo adibita ai servizi) ci sono luminosi salottini e una grande piscina coperta. Una doppia rampa di scale, sfocia nella loggia con i tre grandi archi, incorniciati da colonne e lesene ioniche. Nel salone centrale del piano nobile risalta il soffitto ligneo tipico del Sansovino; la stanza laterale, con soffitto a vela, è decorata con stucchi a treccia (prediletti dal Sanmicheli) e leggerissimi disegni floreali; nella stanza opposta spicca il grande camino, rifinito in marmo con fiori e frutta. La chiesetta (bisognosa di restauri), dedicata a San Nicolò di Tolentino (preesistente alla dimora padronale) è stata  adattata, assieme al tempietto su disegno del Sanmicheli, nella romantica scenografia del giardino. La cupola azzurra dell’abside con stelle e angioletti, termina con la sigla VCG: ad  indicare «Villa Conte Giusti»?  Serena Melloni ne ha fatto una traduzione su sua misura «Vivere con Gioia», che condivido. In effetti, in questa oasi, impreziosita dal parco con i suoi ippocastani, faggi, platani, cedri del Libano – c’è anche una sequoia, denominata Sequoia Gigante –  e il grande prato che si apre ad oriente, la gioia arriva presto anche nei cuori più affaticati.

 I proprietari. La storia inizia dalla famiglia Giusti, ricordata anche da Pietro Caliari in Angiolina  «Una delle famiglie dei signorotti, che governavano la Valpantena […] Contava quattordici fratelli, nati dal conte Uguccione». Secondo altri studiosi i Giusti, all’inizio del XV secolo, arrivarono a Verona dalla Toscana e il capostipite era «Provolo del casato Giusti di Verona, mercante di lana». Il nipote Lelio sposò, verso la metà del Quattrocento, Zilia Campagna, la quale portò in dote le proprietà del primo marito, comprese quelle di Vendri. Gli sposi si stabilirono a Santa Maria in Stelle, ma nel 1522, il figlio Ercole cedette ai fratelli la quota del palazzo dove abitava e costituì un nuovo ramo dei Giusti. Morì nel 1553. Fu suo figlio Giusto, tirandosi fuori dalle continue liti dei parenti, a costruire la villa di Vendri, sui resti del palazzo incendiato da Ottavio Giusti de “Le Stele”. I Giusti in paese possedevano tre proprietà:  una in località Casal, un’altra a sinistra della chiesa (ora Bianchini) e, in centro, la quattrocentesca dimora dei conti Zenovello e Provolo Giusti, fatta distruggere dal governo di  Venezia a seguito dei loro misfatti (compreso il rapimento di Angiolina Leonardi, promessa sposa al marchese Lionello Sagramoso).  Una tragica vicenda, quella dei Giusti de «Le Stele» tramandata nei secoli.

Nel 1826 la proprietà passò alla famiglia Cazzola, poi ai Pedrinelli e da questi ai Camuzzoni, che nel 1935 cedettero a Fernanda Suteau, vedova Grigio (nata in Francia nel 1893). Una donna coraggiosa, quanto energica, però apprezzata in paese. Maria Pellegrini che visse e lavorò a villa Cà Vendri, dal 1940 al 1956, di recente ha dichiarato: «fu un periodo difficile: ma bisognava lavorare. Quando la villa venne requisita dal comando tedesco, alla signora Fernanda lasciarono solo due stanze». Poi Maria si trasferì a Gazzego, vicino a Eleonora Camuzzoni (nata a Cà Vendri nel 1921). Nel 1968 la signora Grigio vendette a Gherardo Melloni, che vi si trasferì da Milano con i suoi cinque figli. Racconta il figlio Alessandro Melloni: «se ne era innamorato, ben sapendo che l’intera proprietà era stata dichiarata di notevole valore monumentale e sottoposta a leggi di tutela». Ancora oggi i figli Melloni, abitano tutti a Cà Vendri, anche se solo Alessandro ora si occupa della manutenzione e della gestione. Cà Vendri fa parte delle Ville Venete e delle Dimore Storiche ed è adibita anche ad eventi e banchetti nuziali.

Villa Ca’ Vendri può essere visitata su appuntamento. Per info: 335.6366959 o info@villacavendri.it.

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