Nel titolo abbiamo scritto “quasi” perfetto. Il nostro curriculum vitae, come suggerisce Erica Clementel, HR Consultant di In Job Verona, specializzata nel settore Food & Beverage, «è il nostro biglietto da visita» e, prima cosa da imparare, non è mai definitivo. Cambia contestualmente ai cambiamenti che accadono nella nostra vita e ai risultati scolastici o professionali che riusciamo a raggiungere. Ma partiamo dalle basi.

Erica Clementel,
HR Consultant di In Job Verona

Erica, se iniziassimo dal classico “formato europeo”?

È il più usato tra i profili generici anche perché si ha la percezione che sia il meno rischioso. Il formato europeo ci dà una linea chiara del profilo, ma rischia di essere riduttivo. Per uscire dallo standard potremmo introdurre alcuni elementi di personalizzazione, ad esempio riguardanti il layout.

Fino a che punto potremmo osare?

Il limite è la coerenza con il percorso di formazione che ho seguito e dal motivo per cui mi candido a una posizione. Se a proporre la candidatura è un graphic designer, non mi aspetto certo di ricevere da lui il CV in formato europeo.

Quanto deve essere lungo il curriculum?

La regola standard è che non dovrebbe superare le due facciate. Non serve scrivere troppo, piuttosto è bene concentrarsi sulle caratteristiche e sulle esperienze da mettere in evidenza, che siano funzionali e contestuali alla candidatura. Un suggerimento che diamo è di non mescolare esperienze professionali inerenti al percorso di formazione e di carriera, ad esempio in giurisprudenza, con attività svolte in passato che c’entrano poco. Al limite creiamo una voce a parte e chiamiamola “altre attività”.

È ancora richiesta o valutata la parte dedicata agli hobby?

Sì, perché alcuni dettagli possono rivelare le attitudini, la personalità, le caratteristiche caratteriali del candidato. Restituiscono un po’ di calore, a volte un po’ di umanità.

Punti extra che possiamo ottenere?

Dai profili tecnici mi aspetto anche un CV in inglese, da allegare a quello in italiano. Se la nostra candidatura arriva sulla scrivania di un HR di una multinazionale, a parità di competenze, il manager valuterà sicuramente con attenzione maggiore il nostro profilo.

Lettera di presentazione?

Certo, in particolare in quei casi in cui ci si sta candidando per una posizione diversa non completamente in linea con quanto fatto fino a quel momento. La lettera mette in chiaro le motivazioni reali e le aspirazioni. Fattori non secondari.

Foto, età nel CV?

Foto opzionale, dà una personalizzazione in più. È consigliata. Età…nel CV in inglese no, gli anglosassoni ne fanno a meno, si concentrano di più sulle competenze.

C’è un’età massima per scrivere il proprio curriculum?

Non è mai troppo tardi. Un CV può essere chiaro, conciso, coerente a vent’anni quanto a cinquanta o sessanta. L’elemento anagrafico non è sempre uno svantaggio. Sono richiesti anche profili senior come temporary manager.

Online?

Consigliamo vivamente il profilo LinkedIn. Passe-partout per il mondo digitale e per la visibilità, potenzialmente illimitata, fornita dal web. Anche questo coerente, aggiornato e ricco di parole chiave legate al ruolo professionale.