Un libro «a cui tengo molto» forse perché racconta il suo immaginario più autentico. Nata a Lugo di Romagna, dove vive ancora, in una casa con un grande giardino e un gatto a Irene Penazzi piace leggere, annusare la carta stampata, fare la punta alle matite, nuotare e usare i colori blu e verde. Ma, soprattutto, le piace disegnare per raccontare storie. Nei suoi disegni si respira la poesia che trova nell’incanto che la circonda. Dopo aver studiato lingue ed economia al liceo, si è iscritta al corso di Illustrazione per l’editoria all’Accademia di Belle Arti di Bologna svolgendo anche un periodo di studi Erasmus ad Amburgo.  Ha ricevuto riconoscimenti in concorsi di fumetto e illustrazione a livello nazionale e internazionale, e collabora con la Cineteca di Bologna.

Nel mio giardino il mondo come è nato?

Dalla voglia di raccontare un pezzetto della mia infanzia, legata in modo particolare al mio giardino, su cui ancora porgo lo sguardo dalla finestra della mia camera/studio. Teatro di giochi, esplorazioni, laboratorio per le più diverse attività, campo di battaglia e circuito (bici, pattini, carriola), isola, casa e rifugio di moltissimi animali e uccelli, è un mondo sempre vivo nella mia immaginazione, oltre che nella memoria. Ho voluto provare a rappresentarlo e raccontarlo sotto forma di albo di grande formato, senza parole, durante un anno solare, dalla primavera all’inverno. Per disegnarlo, ho usato matite colorate e acquerelli ed è stato un processo perlopiù silenzioso: i disegni hanno suoni, cinguettii, rumori, fruscii, passi che non hanno bisogno di parole. Ognuno, osservando, può inventare i nomi che preferisce, riprodurre i suoni che vuole e aggiungere le proprie parole.

Qual è il processo creativo che sta dietro ad un’illustrazione?

Prima vengono i pensieri. Poi degli scarabocchi e delle scritte. A volte più scarabocchi, a volte più scritte. Poi degli scarabocchi fatti meglio. Spesso ho bisogno anche di guardarmi intorno, cercare foto su internet o sugli album di quando ero bambina. Anche osservare fuori dalla finestra, andare al parco per fare alcuni schizzi e foto. Mi lascio ispirare spesso da una semplice passeggiata. Successivamente cerco di fare un buon disegno a matita. Quando poi, con più fatica, lo coloro, mi pare esca tutta un’altra cosa. O almeno a me sembra così (ride, ndr).

L’arte arriva in modo diverso ai bambini e agli adulti?

Per quello che riguarda la letteratura per l’infanzia, a mio parere, un libro, composto da una storia e da illustrazioni, può influire moltissimo sui bambini come sugli adulti. Perché un libro può incantare, se viene letto da una persona che sa ascoltare. E per lettura intendo lettura di tutti i tipi, ad alta voce o in silenzio, di un testo o delle figure soltanto.

Perché ha scelto questo mestiere?

Ho sempre amato molto i libri le illustrazioni dei libri che leggevo da bambina, Bianca Pitzorno e Roald Dahl, tra gli altri. Forse perché, oltre ad essere delle storie divertenti e appassionanti, hanno in comune il mio illustratore preferito: Quentin Blake. Guardando le sue figure, copiandole, ho iniziato a pensare che avrei voluto fare anche io il suo mestiere, da grande: disegnare e raccontare storie.

Cosa vuole trasmettere con il suo lavoro?

Vorrei raccontare che si può viaggiare in qualsiasi momento e in qualsiasi tempo, con la fantasia. Si possono vivere tantissime vite, grandi avventure, cambiare punto di vista. Mi piace anche avere la possibilità di condividere le mie esperienze, specialmente quelle della mia infanzia e della mia famiglia: la passione per la natura, gli animali e il gioco all’aria aperta.

Quali messaggi è importante veicolare e a chi in particolare modo?

Questa è una bella domanda. Una storia può colpire un lettore in modi molto diversi. Ci sono storie di tutti i tipi ma non saprei dare loro un grado di importanza; questo può deciderlo il lettore, che non è mai lo stesso. Per quello che mi riguarda ci sono tante cose che i genitori potrebbero imparare dai libri per bambini e, siccome sono proprio gli adulti ad acquistare i libri, potrebbero sfruttarli per divertirsi, per cambiare prospettiva, per dare il buon esempio. Dalle mie illustrazioni forse si capisce quanto sia importante per me la condivisione e il gioco come lingua universale, ma anche proteggere la natura e coltivare le relazioni.

Il Tocatì e Irene Penazzi, ne è contenta?

Sono affascinata dai tanti aspetti del gioco in strada e all’aria aperta, che spesso si ritrova in grande misura nelle mie illustrazioni, ed è per me un grandissimo onore poter partecipare a questo festival, presentando i miei libri e il mio lavoro, che molto ha a che vedere con questa realtà. Partecipare significa condividere la mia esperienza in quella che immagino saprà essere una bellissima occasione di scambio. Inoltre, non credo di essere ancora stata a Verona, e devo assolutamente rimediare!

Dove e quando

Irene Penazzi è ospite con il suo laboratorio al Festival Internazionale dei Giochi in Strada sabato 19 settembre alle ore 14.30 in Biblioteca Civica, Aula Studio 1. Il programma è soggetto a possibili cambiamenti legati all’emergenza sanitaria in corso, per aggiornamenti vi invitiamo a seguire il sito www.tocati.it.

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